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	<title>Perugia Online &#187; serie tv</title>
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		<title>Le serie TV, quintessenza della creazione televisiva</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Nov 2019 20:21:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[serie tv]]></category>
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		<category><![CDATA[Umbrò Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> La lettura (o la visione) di una storia suscita nel lettore (o nello spettatore) un processo di immedesimazione nella vicenda narrata e di identificazione nei personaggi. È questa magia che rende possibile il patto narrativo, la cui regola fondamentale poggia sulla sospensione dell’incredulità ovvero su quella trasposizione nel mondo della finzione, che, però, si accetta ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> La lettura (o la visione) di una storia suscita nel lettore (o nello spettatore) un processo di immedesimazione nella vicenda narrata e di identificazione nei personaggi. È questa <em>magia</em> che rende possibile il patto narrativo, la cui regola fondamentale poggia sulla <em>sospensione dell’incredulità</em> ovvero su quella trasposizione nel mondo della finzione, che, però, si accetta come vera.</p>
<p>Questo è ancora più vero se a essere poste sotto la lente critica sono le piattaforme streaming (Netflix, Infinity, Now TV) e le serie TV, tipologie testuali aperte ed estese, che, per loro natura, raccontano storie e si fondano sulla ricorrenza di certe variabili e di alcuni atti combinatori, quintessenza della creazione televisiva. Sono, senza meno, la forma di racconto più discussa degli ultimi anni, anche se solo fino a poco tempo fa erano considerate intrattenimento leggero. I risvolti narrativi delle varie tipologie di serie TV, dalla sitcom all’antologia, sono divenute oggetto di indagine da parte di studiosi e giornalisti, che mettono in evidenza come, oggi, si preferisca il <em>binge watching</em> (‘l’abbuffata televisiva’), piuttosto che l’attesa del prossimo episodio. È cambiato, insomma, il modo di raccontare e di fruire delle storie.</p>
<p>Al fenomeno seriale quale cifra caratteristica del <em>medium</em> televisivo è dedicato un ciclo di incontri seminariali che il progetto ‘Umbrò Cultura’, costituenda associazione di promozione sociale, promuove, per le giornate di mercoledì 13 novembre e di martedì 10 dicembre, in collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia. <em>Screenwriting</em> – questo il titolo del ciclo dei due incontri seminariali – intende affrontare il problema della serialità televisiva da una specola trasversale e ad ampio raggio, utile a favorire, grazie anche ad un largo spettro di ospiti, un dibattito proficuo su un argomento di interesse e attualità.</p>
<p>Il primo dei due appuntamenti, <em>I generi e le serie TV</em>, con Giorgio Grignaffini e Andrea Bernardelli, si è tenuto, mercoledì 13 novembre nella sala Muro Etrusco di Umbrò, in via S. Ercolano 2, a Perugia, mentre il prossimo, <em>La sitcom</em>, con Luca Barra e Giulia Falistocco, è stato fissato nello stesso luogo per martedì 10 dicembre, alle 18.00.</p>
<p>&#8216;A fare gli onori di casa&#8217; è stata l’ideatrice del progetto ‘Umbrò Cultura’, Maria Borio, che ha sottolineato l’importanza e la stringente attualità di questo primo incontro dedicato a ‘tutto ciò che viene scritto per essere performato sullo schermo&#8217;. A Maria Borio è spettato il compito di presentare i due ospiti di questa prima giornata di riflessione e di dibattito intorno al fenomeno seriale e alla presentazione del loro libro, edito per i tipi di Carocci, <em>Che cos’è una serie televisiva</em>: Andrea Bernardelli dell’Università degli Studi di Perugia e Giorgio Grignaffini, direttore editoriale presso Taodue film (Mediaset Group) e docente alla Cattolica di Milano.</p>
<p>Il dialogo di Andrea Bernardelli e di Giorgio Grignaffini intorno alle serie TV si è incentrato sul funzionamento della macchina produttiva, sul significato di serie TV, sugli step che portano alla realizzazione di una fiction, sull’industria culturale quale settore in cui sono coinvolte diverse persone e personalità. Perché se il testo letterario gode di una certa ‘libertà’, pur nelle intenzioni del testo stesso, dell’autore e del lettore, come voleva Eco, la serie TV si confronta, necessariamente, con un percorso produttivo, fatto di step che interessano l’aspetto estetico, culturale, testuale dei racconti. In altre parole (semiotiche), si tratta di passaggi che ricostruiscono l’influenza di contesto e di testo. Poi… Poi ci sono i costi, una serie TV è molto esosa: mediamente una prima serata che dura all’incirca 100 minuti costa non meno di un milione di euro in Europa, mentre in America un’ora mediamente equivale a 4 milioni di dollari, con punte che arrivano fino ai 7. Si tratta di budget importantissimi. Perché, allora, si spende così tanto per una serie TV, considerando anche che c’è un’alternativa (comprare il prodotto, come un tempo facevano le TV commerciali italiane)? Le aziende si pongono il problema del ‘faccio o compro?’. Uno dei motivi che spinge le aziende a produrre una serie TV risiede nel fatto che, negli anni Novanta, la capacità delle serie internazionali di raggiungere un target ampio era diminuita. Era, infatti, cambiato il modo di fare TV: si cercava un target specifico, più giovane (15-49 anni). La TV italiana è ancora generalista ovvero è rivolta a un pubblico dal baricentro socio-demografico adulto. La TV, d’altronde, rimane un elemento centrale nella dieta mediale e sociale. Eppure, almeno in Italia, è tuttora generalista. Come, tuttora, il 30 % delle persone non usa Internet: la percentuale è degna di nota, perché coincide con circa 20 milioni di nostri connazionali.</p>
<p>Per contro, con le fiction, si può andare ad intercettare un target che, altrimenti, è meno interessato alle serie americane. Il cinema americano, dal canto suo, negli anni Novanta, si è spostato verso i teenagers. Ciò che è accaduto in Italia, e, più in generale, in Europa, è che la narrativa seriale si è adattata ai propri bisogni, subendo una transizione da un sistema televisivo pubblico a un sistema televisivo misto: se le TV pubbliche parlano ad un pubblico adulto, le TV commerciali si sono dovute rinnovare e hanno, dapprima, provato ad investire su fiction internazionali per poi arrendersi, cominciando a produrre serie TV. ‘Make or buy’? Comprare non era più efficiente, per cui il vantaggio editoriale e i risultati di ascolto hanno sollecitato a ‘fare’.</p>
<p>Ma dietro precise scelte editoriali e contenutistiche e di politica culturale ci sono diversi fattori che riguardano l’industria. Insomma, si deve produrre ciò che può essere efficace per il pubblico. Come nel caso di Rosy Abate, esempio di serie TV incentrata su una donna di mafia. Una decisione di questo tipo da quali logiche parte? ‘Tutto ha avuto origine da ‘Squadra antimafia’ – è stato il commento di Giorgio Grignaffini –, un poliziesco ambientato a Palermo e a Catania, che aveva al centro della storia alcuni poliziotti, che avrebbero dovuto occuparsi della cattura di un latitante. Il plot, dunque, si avvicinava alla cattura, ma, al contempo, vedeva scappare il latitante stesso in 600 minuti di racconto. Allora, si è costruito un racconto collaterale, un’altra storia, quella di una famiglia mafiosa che faceva parte della cosiddetta ‘mafia perdente’. Il poliziesco è diventato, dunque, sempre più un ibrido.  Rosy Abate è, allora, emblematica: non ha più un contraltare buono, è una cattiva seriale funzionale alla complessità della stessa trama narrativa. E alla ricorrenza di certe variabili e di alcuni atti combinatori tipici delle serie TV.</p>
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		<title>Perugia, si cercano comparse per la fiction su Luisa Spagnoli</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2015 11:48:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> Prenderanno il via a breve le riprese della fiction Rai su Luisa Spagnoli, che stando alle indiscrezioni dovrebbe essere interpretata da Luisa Ranieri. Per la serie serviranno numerose comparse e così la casa di produzione lunedì 21 e martedì 22 settembre avvierà un casting a Perugia in via della Gabbia 6 (Palazzo comunale) nella sala ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/perugia-si-cercano-comparse-per-la-fiction-su-luisa-spagnoli/">Perugia, si cercano comparse per la fiction su Luisa Spagnoli</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Prenderanno il via a breve le riprese della fiction Rai su Luisa Spagnoli, che stando alle indiscrezioni dovrebbe essere interpretata da Luisa Ranieri. Per la serie serviranno numerose comparse e così la casa di produzione lunedì 21 e martedì 22 settembre avvierà un casting a Perugia in via della Gabbia 6 (Palazzo comunale) nella sala del Leone e del Grifo. &#8220;Dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18 – si legge nell’annuncio – si terrà un casting per figurazioni minori e attori per la serie tv di Luisa Spagnoli per la regia di Lodovico Gasperini. Il film è ambientato nel periodo dal 1890 al 1940. Si prega di astenersi dal casting chi non possiede i requisiti adatti (meches, capelli rasati, tatuaggi visibili, ricostruzione unghie). Portare fotocopia documento identità, codice fiscale e codice Iban&#8221;.</p>
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		<title>Breaking Bad, il massimo tra le serie televisive</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2015 08:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Bernacchia]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Breaking Bed]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>62 episodi di pura tensione, Bryan Cranston e Aaron Paul, una valanga di Emmy, Saturn e Satellite, la più alta valutazione critica mai ottenuta prima d&#8217;ora da una serie TV. C&#8217;è tanta roba in Breaking Bad, è innegabile, ma adesso non la stanno sopravvalutando un po&#8217;? Assolutamente no. Vince Gilligan, il papà di questo gioiello, un ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[62 episodi di pura tensione, Bryan Cranston e Aaron Paul, una valanga di Emmy, Saturn e Satellite, la più alta valutazione critica mai ottenuta prima d&#8217;ora da una serie TV. C&#8217;è tanta roba in Breaking Bad, è innegabile, ma adesso non la stanno sopravvalutando un po&#8217;? Assolutamente no. Vince Gilligan, il papà di questo gioiello, un rivoluzionario oramai divenuto leggenda, ha creato un microcosmo di carismatici personaggi in grado di incollare per ore e ore il pubblico alla poltrona, ha concepito una lunga epopea che – non è difficile capirlo – fin dalla fase di scrittura era stata progettata per essere raccontata nel corso di 5 stagioni.</p>
<p>Ad Albuquerque, New Mexico, l&#8217;America vede il Messico all&#8217;orizzonte e si trasforma in deserto. E&#8217; proprio in questi luoghi aridi e polverosi che operano i più potenti cartelli delle droghe pesanti di tutto il pianeta. E&#8217; proprio qui che Walter White (Cranston), mite professore di chimica, insoddisfatto della propria vita e appena ricevuto il referto che gli diagnostica un cancro ai polmoni, decide di prendersi una rivalsa producendo metanfetamina di qualità insieme a Jesse Pinkman (Paul), suo ex studente ormai tossicodipendente. Cercare di tenere a bada Jesse non sarà comunque l&#8217;unico problema, dato che Walter dovrà fare i conti anche con i sospetti dell&#8217;arguta moglie Skyler (Anna Gunn) e con Hank (Dean Norris), suo cognato, uno scaltro, tenace agente dell&#8217;antidroga ossessionato dal proprio lavoro. Walter affermerà più volte che il suo obiettivo è racimolare soldi da lasciare alla sua famiglia, ma siamo sicuri che invece non infranga decine di leggi solo per soddisfare se stesso?</p>
<p>Quando si parla di serie TV, raccontare troppi dettagli vuol dire iniziare subito a fare inutili e irritanti spoiler, meglio perciò concentrarsi su altri aspetti. Dal punto di vista tecnico, la qualità della fotografia è davvero stupefacente per un prodotto non destinato alle sale, diversi filtri si alternano efficacemente per creare spesso scene ultra-suggestive, con attenzione maniacale ai dettagli, così che ogni immagine rappresenta una storia a sé. A far capire di trovarsi di fronte ad un prodotto di altissima qualità sono poi l&#8217;ottima sceneggiatura e la troupe di eccezionali registi cui Gilligan ha affidato la direzione delle riprese. Dalle enigmatiche introduzioni in medias res in tutti gli episodi alle decine di eccentriche, ingegnose inquadrature che stupiscono ogni volta, dal ritmo incalzante o volutamente dilatato delle scene alla genialità delle situazioni create, la regia di Breaking Bad è davvero qualcosa di pazzesco, un esercizio di stile coadiuvato ovviamente dall&#8217;estrema bravura dell&#8217;intero cast.</p>
<p>L&#8217;intento di Gilligan è stato di certo quello di narrare una lenta e progressiva discesa agli Inferi da parte di un uomo comune, un padre di famiglia convinto di poter entrare ed uscire a piacimento da un tunnel letale, un patetico brillante chimico che sperimenterà sulla propria pelle la frustrazione dell&#8217;imprevisto, l&#8217;impossibilità di controllare una sanguinosa spirale di eventi, a cui di volta in volta reagirà esattamente come farebbe buona parte del genere umano. Perché in Breaking Bad non esistono personaggi del tutto buoni o cattivi, nel corso degli episodi a susseguirsi sono le vicende di un abbondante – ma non eccessivo – numero di figure, nessuna delle quali viene mai solamente abbozzata, ognuna di esse avrà prima o poi lo spazio sufficiente per dimostrare chi è veramente, e avrà un ruolo determinante nella costruzione di questo grande puzzle di follia, morte e dannazione.</p>
<p>L&#8217;ascesa al crimine di Walter ne metterà in dubbio la moralità, influenzerà le sue scelte e quelle di chi lo circonda, farà sì che prima che la storia finisca tutti mostrino il proprio lato oscuro, comportandosi non come gli eroi dei fumetti, non come i protagonisti di un film hollywoodiano, ma da perfetti esseri umani, deboli, avidi e malvagi. Cos&#8217;è allora quella creata da Gilligan se non una grande, tragicomica commedia umana, un circo di omini che giocano a sentirsi i re del mondo, una serie spettacolare in cui è difficile scegliere da che parte stare? I giochi potranno sempre ribaltarsi in pochi minuti e qualcuno alla fine ci dovrà per forza rimettere.</p>
<p>Non è dato sapere se Breaking Bad sia davvero la serie definitiva, la migliore mai creata, dopotutto dipende anche dai gusti personali. Ma se volete una lunga riflessione nichilista sul genere umano, Breaking Bad c&#8217;è, se volete una serie comedy, Breaking Bad c&#8217;è, se volete un thriller, un dramma, un mix di tutte e tre le cose insieme, o semplicemente una grande storia da gustare a puntate, Breaking Bad c&#8217;è ancora. Da vedere in lingua originale, se possibile. Un must.</p>
<p>VOTO: 9 ½</p>
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