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Assessore Calabrese, ripensaci
di Daniele Ubaldi - 3 dicembre 2014Le dimissioni, se presentate in maniera responsabile, sono un atto definitivo. Ritirarle significa instillare il germe del dubbio in chi osserva, sia verso colui che le ritira sia nei confronti di chi lo reintegra in squadra.
Perugia. Calabrese, ripensaci. Cioè, ripensa al tuo ripensamento. E da assessore già dimissionario poi reintegrato, torna ad essere ex assessore, già dimissionario poi reintegrato e poi di nuovo dimissionario. Ripensaci, Calabrese; dimostrati coerente con il tuo essere uomo tutto d’un pezzo. Perché le dimissioni sono un atto estremo, gravissimo, magari emozionale ma comunque – se a dimettersi è gente seria – definitivo. Definitivo. Ripensaci, Francesco Calabrese, e non certo per fare un dispetto al sindaco Romizi aprendo la sua prima crisi di giunta. No. Ripensaci, piuttosto, per sgomberare il campo da ogni possibile dubbio circa il tuo attuale ripensamento. Troppo facile, infatti, sarebbe speculare sul tuo dietrofront avvenuto nel giro di una notte; troppo facile, per chi ti è avverso – in aula e nelle varie segreterie –, insinuare su presunte tue richieste prima negate e poi soddisfatte dal primo cittadino, pur di tenerti in squadra ed evitare il peggio. Tutte balle, ovvio: ma balle che troverebbero il loro terreno fertile rovinando sia il tuo mandato che quello dell’intera giunta Romizi. E questo credo che nessuno, te per primo, lo voglia. Vale per qualsiasi ambiente di lavoro, compreso il delicato mestiere – perché di questo si tratta – della politica e ancor di più dell’amministrazione di un ente. Ecco perché è importante la coerenza. E se ci hai ripensato una volta, caro assessore ex assessore, allora ripensaci ancora: oggi fai in tempo, domani no.
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