Panfili, confidando nel lavoro della magistratura, ha però lanciato un monito. “Occorre che la politica guardi in faccia il problema – ha affermato – prendendo coscienza della sua reale entità. Scoprire con sorpresa infiltrazioni di carattere mafioso, addirittura “autoctone”, significa sostanzialmente aver perso contatto con la realtà del territorio, significa aver reciso quel filo che lega cittadini e Istituzioni. Mentre la mafia occupava fette di territorio attraverso il controllo diretto o indiretto del tessuto produttivo, la politica non si è accorta che il nostro sistema di imprese era in sofferenza e si rendeva terreno fertile per altri tipi di ‘assistenza’. In un sistema a credito bloccato trova facile ingresso l’usura e questo diventa grimaldello per un controllo diretto delle imprese, con le conseguenze e i rischi del caso. E’ chiaro che non si debba parlare di una responsabilità diretta della politica ma quando questa trascura il territorio abbandonando il proprio sistema produttivo in balia della crisi senza intervenire, lascia spazio di facile manovra ad altri tipi di organizzazione. Oggi non possiamo che ringraziare le Forze di Polizia e la Magistratura per il lavoro di questi giorni, certi che il miglior ringraziamento sia quello di mantenere acceso il riflettore sul fenomeno, riconquistando quelle fette del territorio che evidentemente sono ‘sfuggite’ alla politica sana”.
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