Nessuno sa cosa pensano gli “handicappati”, e tutto quello che non si conosce fa paura. La disuguaglianza porta sempre più disuguaglianza, Timi ha provato a interpretare, ha provato a rendere quei silenzi parole, frasi, racconti, ha provato a dare voce a chi la voce non ce l’ha, a chi non riesce a comunicare le proprie emozioni, i propri desideri, le proprie paure, che sono le emozioni, i desideri e le paure di tutti.
Filippo è un bambino “nato con la scatola cranica sigillata”, non parla, non cammina, ma prova sentimenti ed emozioni come i “normali”. L’attore perugino prova a entrare nel mondo del “cerebroleso”, nella sua testa, ma soprattutto nel suo cuore e riesce a farlo con una simpatica dolcezza che commuove e diverte allo stesso tempo. Il tutto con una poesia intima, intensa, con un velo di tristezza e di malinconia, che è accompagnato dagli eccessi alla Timi. Un Timi che conosce il problema della disabilità a fondo, da vicino e che ha vissuto l’esperienza di sua cugina Daniela con tanta sofferenza ma anche con tanta attenzione, e che ha sempre cercato di leggerla nel profondo e di interpretare il suo cuore.
Il problema reale dei cerebrolesi è la loro incapacità di farsi capire, di far comprendere i loro sogni, i loro sentimenti. Noi non sappiamo quello che provano perché non riescono a dirlo con il linguaggio comune. Il loro comunicare è per noi incomprensibile.
Non è un semplice spettacolo teatrale, “Skianto” è un viaggio commuovente nel mondo della diversità, che è più vicino a noi di quanto possiamo immaginare.
Un testo emotivamente forte, un’ironia intelligentissima espressa in dialetto popolare, un’artista dalla sensibilità unica. Timi riesce a mostrare quanti colori e quante sfumature ci sono nel mondo di chi ai nostri occhi passa quasi sempre inosservato.
Solo Filippo Timi sul palco, eccetto il talentuoso ed emozionante cantante Andrea Di Donna che accompagna la seconda parte del monologo dell’artista perugino, la parte più introspettiva e drammatica dello spettacolo.
Che cos’è la normalità? Chi stabilisce cos’è la normalità? E il diverso coincide davvero con lo “sbagliato”?
Lo spettacolo non può non concludersi con un richiamo alla regina delle favole: Pinocchio. Perchè la voglia di farsi capire è talmente forte, che Filippo arriva fino alla Fata Turchina chiedendole di farlo diventare un bambino normale. Anche solo per dire ai genitori quel “ti voglio bene” di cui sicuramente hanno la consapevolezza, ma che ha comunque bisogno di dire, anzi di urlare.
E’ uno spettacolo inaspettatamente forte, coinvolgente, emozionante e orgogliosamente “perugino”.
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