No al centro d’accoglienza – A spiegare la protesta, gli aderenti di Casapound. “Il fatto che dietro all’accoglienza di immigrati e rifugiati politici si cela un business, è una cosa ormai assodata grazie all’inchiesta ‘mafia capitale’, ma noi lo affermavamo già in tempi non sospetti e continueremo a farlo: ecco perchè siamo qui a manifestare per chiedere la chiusura immediata del centro”. Lo ha affermato Antonio Ribecco, responsabile di CasaPound Perugia, durante il sit-in che i militanti del movimento hanno tenuto oggi di fronte al centro di accoglienza di Ponte D’Oddi.
“L’Umbria – ha aggiunto Ribecco – accoglie già 562 stranieri, la maggior parte nella provincia di Perugia, per un costo complessivo di di circa 800mila euro; i bandi di accoglienza sono vinti quasi sempre da cooperative targate Arci con offerte al ribasso, ribasso che si possono permettere anche grazie a costi di gestione irrisori, come 200 euro di affitto per le sedi ottenuto grazie alle convenzioni stipulate con la passata amministrazione. Nel caso specifico di ponte D’Oddi il centro di accoglienza è gestito dalla Cooperativa Perusia, che riceve 33 euro al giorno per ogni rifugiato, mentre per gli italiani non paga nessuno, anzi, spesso si vedono sbattute le porte in faccia dai servizi sociali. In tutta questa situazione, appare fuori luogo il comportamento dell’amministrazione cittadina, che pare non abbia una linea coerente sul tema. Mentre da una parte infatti si presentano mozioni per favorire gli italiani nell’accesso alle case popolari, dall’altra si partecipa alla cena offerta dalla cooperativa per ingraziarsi il quartiere. Sarebbe bene prendere una posizione chiara e ferma, un po’ come CasaPound sta facendo da anni, anche se capiamo perfettamente che per qualcuno è più comodo e proficuo tenere il piede in due staffe”.
Il circolo del Pd – “Il circolo PD di Perugia – spiega in una nota stampa – San Marco esprime preoccupazione per le ripetute manifestazioni di intolleranza nei confronti dei rifugiati politici che alloggiano a Ponte d’Oddi nel quadro dei progetti nazionali di accoglienza. Si auspica un immediato e deciso intervento del Sindaco Romizi, già sollecitato più volte in merito alle necessità del quartiere riguardo alle problematiche di integrazione”.
“Si rimarca che i rifugiati si sono messi a disposizione delle attività sociali e volontarie delle diverse associazioni – continuano i democratici – ma è evidente come i limiti di pianificazione territoriale di questi servizi, già presenti a Ponte d’Oddi, combinati con l’assenza di un presidio di sicurezza determinatosi dopo la chiusura della caserma dei Carabinieri stia generando una situazione gravida di tensioni.
Si rinnova al sindaco la richiesta di attivazione di un presidio interforze funzionale alla sicurezza e alla vivibilità di questi quartieri”
Il centro di rifugio – Ad essere ospitato nella ex Caserma di quartiere, trasferita qualche mese fa a Elce, ci sono trenta giovani che rientrano nel progetto di una cooperativa sociale affidataria del servizio di accoglienza, tramite la partecipazione ad un bando della Prefettura. Il progetto è finanziato da fondi europei ed ha come data di scadenza il 31 dicembre 2014 con possibilità di proroga. I ragazzi sono sorvegliati dalla cooperativa e hanno a loro disposizione un budget per le spese quotidiane con cui non possono però acquistare bevande alcoliche. La cooperativa che gestisce il centro, oltre a sorvegliare sui trenta ospiti stranieri, si occupea di mantenere rapporti costanti con i residenti e i commercianti di Ponte d’Oddi e attivando delle politiche di integrazione. partecipando, come già successo negli scorsi giorni.
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