lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Anche questa è Umbria

Daniele Ubaldi

Daniele Ubaldi

Direttore responsabile di Perugia Online.

Chiusa da tempo l'era della "piccola isola felice", questa regione ha bisogno di interventi chiari da parte di politica e istituzioni, che dall'alto della loro "estraneità ai fatti" per troppo tempo hanno ignorato, o rimandato, il problema

 
Anche questa è Umbria
Regione Umbria. Crimini vari a pagamento, traffico di droga su larga scala, omicidio. Anche questa è Umbria. Gli arresti di oggi (14 gennaio) sono il secondo, maxi capitolo della lotta alla criminalità organizzata calabrese, segno tangibile che la massiccia integrazione tra queste due regioni – l’Umbria, appunto, e la Calabria – non ha portato alla piccola regione del Centro Italia soltanto validissimi medici, professionisti, politici, imprenditori, ma anche – purtroppo – qualcos’altro di cui si farebbe volentieri a meno. Gli inquirenti sostengono che l’Umbria “non è più quell’isola felice di cui si poteva parlare fino a dieci anni fa”, ma in realtà ignorano, o dimenticano, che dieci anni fa l’Umbria aveva già cessato da tempo di essere “isola felice”. L’omicidio Provenzano, il centro storico di Perugia in mano alle gang dello spaccio, il cartello degli affitti e della movida notturna con i giri che contano: no, l’Umbria – e il capoluogo in particolare – da tempo ha smesso di essere un’isola, men che meno felice.

Gli inquirenti si affrettano ad aggiungere, come da copione, che politica e istituzioni sono assolutamente aliene da qualsiasi tipo di correlazione con gli indagati e i filoni di indagine: menomale. Fino a prova contraria. Di certo il tessuto sociale perugino, ma per esteso quello umbro, si presta a permeazioni di vario genere molto più di quanto si possa supporre dall’esterno. Perugia, nella sua storia più recente, conta diverse tessere pidduiste e, pur tralasciando volutamente le numerose organizzazioni che si prestano mutuo soccorso correndo sul filo della legge italiana, non si possono comunque ignorare le varie infiltrazioni camorriste, mafiose e ‘ndranghetane che hanno interessato la nostra regione a partire dalla ricostruzione post sismica del 1997. Si parte dagli appalti per finire con i compro-oro, passando per negozi di frutta e verdura e persino boutique di calzature. Racket, minacce, violenze.

“I tempi della giustizia italiana sono lenti”, si sente dire spesso, e a ragione. Ma se la politica, se le istituzioni umbre davvero con tutto ciò non c’entrano, allora ancora a maggior ragione dovrebbero, anzi devono, cominciare a metterci le mani seriamente, onde evitare l’ulteriore dilatarsi di tempi spesso biblici. E soprattutto per offrire ai cittadini, a tutti i cittadini, parità di trattamento, libera concorrenza e percorsi certi per il rispetto dei propri diritti.

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Daniele Ubaldi

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