Lo spettacolo è diretto da Luca De Fusco che nelle sue note di regia scrive: “Ho sempre pensato che Il giardino dei ciliegi fosse una storia “nostra”. Questi nobili decaduti che vivono nell’inerzia, incapaci di reagire ai problemi posti dalla vita, questi dandy che si “sono mangiati il patrimonio in caramelle” o sono “morti di champagne”, somigliano a tanti racconti sull’aristocrazia napoletana, incapace di entrare nella modernità. Andrej Konchalovskij, convenendo con la mia tesi, mi diceva, un anno fa, come, sia la civiltà russa che quella del nostro meridione, hanno saltato la modernità diventando direttamente post-moderne. Una delle cause della perenne crisi del nostro Sud fa capo proprio all’incapacità che abbiamo avuto di entrare nel Novecento, di vivere la rivoluzione industriale, di diventare moderni. Sono infatti convinto che ci sia qualcosa in comune tra la leggerezza cechoviana e quella dello scrittore napoletano Raffaele La Capria, entrambe dedicate al racconto della decadenza di una classe egemone. I personaggi di Cechov sembrano essere feriti a morte da un’armonia perduta, per usare due celebri espressioni lacapriane.
Questo straordinario capolavoro, l’ultimo grande testo naturalista, non e solo un affresco sociale. E anche un poema in cui si racconta della incapacità di diventare adulti, di uscire dalla dimensione del gioco, del puro piacere (si può essere infantili e sensuali allo stesso tempo), del sogno, rifiutando ostinatamente di entrare nell’età adulta e nella realtà razionale.
In questo senso il Giardino e un grande mistero, perché se da un lato porta al limite che sfiora la perfezione l’affresco naturalista del disegno dei caratteri con un continuo concertato che somiglia più che mai alla vita, dall’altro contiene elementi assolutamente simbolici, come la stanza dei bambini, il rumore metafisico che chiude il secondo atto, il fragore degli alberi abbattuti che accompagna il finale.
Ho seguito il naturalismo del testo stilizzandolo ma ho provato anche a valorizzarne il versante simbolico creando spazi di sospensione, di trasfigurazione poetica, che lascino intravedere quali squarci di decadenza, di dolore, si creano sotto il chiacchiericcio apparentemente vacuo e frivolo della commedia. Spesso questi squarci hanno un sapore infantile e sono convinto che Strehler avesse visto giusto nell’attribuire molta importanza alla circostanza che il primo ambiente della commedia sia la stanza dei bambini. Il biancore della scena di Maurizio Balò sta tra le case a calce tipiche del paesaggio mediterraneo e una casa di marzapane delle fiabe.
Il consueto incontro del giovedì pomeriggio con la Compagnia non verrà effettuato vista la concomitanza con la Festa di San Costanzo, patrono di Perugia. La prevendita dei biglietti viene effettuata, dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 13, presso l’Agenzia n°2 dell’Unicredit, in Via Mario Angeloni 80 e dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13,30 e dalle 17 alle 20, il sabato dalle 17 alle 20, al botteghino del teatro Morlacchi.
Si può prenotare telefonicamente, al Botteghino Telefonico Regionale 075/57542222, tutti i giorni feriali, dalle 16 alle 20. I biglietti prenotati vanno ritirati mezz’ora prima dello spettacolo, altrimenti vengono rimessi in vendita.
E’ possibile acquistare i biglietti anche on-line sul sito del Teatro Stabile dell’Umbria www.teatrostabile.umbria.it. e presso il Piccadilly Box Office di Collestrada.
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