L’assemblea – I sindacati, in un comunicato congiunto di Fiom Cgil – Fim Cisl – Ugl metalmeccanici, parlano di una “intimidazione senza precedenti” messa in atto dal management aziendale nel corso dell’assemblea, che le organizzazioni sindacali hanno respinto “in maniera netta”. Secondo quanto riportano i sindacati, infatti, in caso di mantenimento del presidio degli ex dipendenti davanti ai cancelli, l’intenzione dell’azienda sarebbe quella “di far ricorso alla cassa integrazione, minacciando addirittura la sospensione dell’attività produttiva”.
I sindacati – “Si tratta di una chiara intimidazione – commentano Fiom, Fim e Ugl – che punta a mettere i lavoratori attualmente occupati contro quelli che rivendicano giustamente i loro diritti e le loro spettanze. Siamo al paradosso di un’azienda che non rispetta gli accordi e al tempo stesso gioca al massacro sulla pelle dei lavoratori. Non siamo disponibili ad accettare questo tipo di atteggiamenti che vanno contro la dignità delle persone”. “Continuiamo a rivendicare – proseguono Fiom, Fim e Ugl – il semplice rispetto degli accordi, per fronteggiare una situazione ogni giorno più drammatica per decine di famiglie che si ritrovano da mesi senza reddito. La realtà è che se l‘azienda dovesse chiudere il sito di Tavernelle, questo non sarà certo per due giorni di presidio ai cancelli, ma per l’incapacità di un management che ha dimostrato totale inadeguatezza a misurarsi con la complessità del mercato nella crisi. A questo punto – concludono i sindacati – si rende necessario un intervento immediato dell’assessore Riommi per la Regione dell’Umbria”.
La protesta – La protesta dei circa 100 ex lavoratori della Trafomec dei siti di Tavernelle e Fabro va avanti da settimane. Venerdì scorso l’ultimo presidio sotto la prefettura di Perugia, mentre le organizzazioni sindacali esponevano al prefetto la grave situazione dell’azienda: ai lavoratori, infatti, a fronte del licenziamento era stato garantito un incentivo all’esodo di 8mila euro, mai ricevuto. I sindacati hanno, quindi, chiesto l’intervento del governo nazionale. La situazione, infatti, rischia di generare tensioni fortissime, che possono sfociare anche in problemi di ordine pubblico. Sono tanti i nuclei familiari che versano ormai in situazioni drammatiche, nuclei monoreddito, con due o più figli, che possono contare in questa fase soltanto sull’assegno di mobilità (ovvero su 700 euro al mese). In quell’occasione, i rappresentati della prefettura di Perugia hanno annunciato l’impegno a sottoporre alla Presidenza del consiglio, al ministero dello Sviluppo economico e, per conoscenza, alla Regione Umbria, un documento nel quale evidenziare la gravità della situazione in essere. Al contempo la prefettura si è impegnata a sollecitare il tribunale di Milano, sede legale dell’azienda, per facilitare il superamento degli ostacoli di carattere legale denunciati dalla proprietà.
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