Le indagini – Le indagini dei carabinieri , avviate sin dal momento delloro intervento avvenuto nel 2013 nella frazione di Pantalla di Todi, contestualmente ai sanitari del 118, che avevano scongiurato il possibile pericolo di morte del giovane, avevano permesso di appurare che la sostanza stupefacente gli era stata fornita da un non meglio indicato spacciatore magrebino, a Perugia, ove il giovane si era recato appositamente, in compagnia di un suo amico, dal comune di Soriano nel Cimino. Poi, sulla strada del ritorno, i due avevano deciso di consumare l’eroina, effettuando appositamente una sosta a Pantalla. Da allora, sia attraverso le informazioni acquisite nell’ambiente dei tossicodipendenti, sia mediante la visualizzazione dei tabulati telefonici relativi alle conversazioni avvenute nelle ore precedenti l’accertamento dell’overdose tra l’utenza in uso ai giovani viterbesi e quella che più insistentemente era stata da questi chiamata, veniva individuato un 32enne tunisino che risultava, appunto, l’utilizzatore di tale utenza telefonica. Questi, in effetti, dopo un’intrecciata serie di verifiche dei militari, è risultato avere in uso un’utenza telefonica intestata ad una donna italiana, con la quale lo straniero, da poco, aveva avuto una figlia e che risultava l’amica di una tossicodipendente, già sentita tra i tanti teste apparsi nella difficile e lunga indagine.
Il riconoscimento – Ne sono susseguiti ulteriori accertamenti, durante i quali vari tossicodipendenti, opportunamente identificati, riconoscevano in fotografia il tunisino che contattavano sulla stessa utenza per acquistare la sostanza stupefacente. A questo punto anche il ragazzo colpito dall’overdose, che inizialmente aveva detto di non aver visto bene in volto lo straniero che gli aveva ceduto la droga “cattiva”, non poteva che attribuire la responsabilità all’uomo riconosciuto attraverso la ricognizione fotografica.
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