Secondo la Mori, “l’ipotesi di creare quartieri a luci rosse dove “relegare” le prostitute in strada è immorale e mi meraviglio che sia stata avanzata da amministratori per lo più di sinistra, che dovrebbero essere sensibili alla condizione delle donne, da trattare come esseri umani e non come oggetti”.
Un’area riservata al sesso o la riapertura delle case chiuse, secondo la consigliera sarebbero inaccettabili.
“La piaga della prostituzione – continua la nota – comporta uno sfruttamento della donna e non si può né si deve regolarizzare per motivi di ordine pubblico, né tollerare escogitando degli ipocriti escamotages, ma deve essere debellata perché non è lecita e non si deve aiutare il favoreggiamento.
Occorre l’impegno di tutta la società, a livello istituzionale con la prevenzione attraverso il potenziamento di severi controlli che multino duramente i clienti, un’attività di tutela delle vittime favorendo il lavoro silenzioso di congregazioni religiose come quella di Don Benzi, che operano in contesti difficili per “spezzare le catene” che legano le vittime ai loro sfruttatori, e di un’azione giudiziaria mirata nei confronti dei responsabili.
E infine le parole del Pontefice. “Lo stesso Papa Francesco ha parlato a piu’ riprese di nuova schiavitù, colpendo duramente coloro che vivono sulle spalle di persone spesso spogliate della loro libertà, dei loro beni o abusati fisicamente e sessualmente. Donne trattate come oggetti e sfruttate che cadono in false promesse di lavoro di reti criminali che gestiscono il traffico di esseri umani per adescare giovani in ogni parte del mondo. Quando era arcivescovo di Buenos Aires, Papa Bergoglio aveva combattuto direttamente e lottato contro lo sfruttamento della prostituzione, impegnandosi a proteggere le vittime, procurando nascondigli e luoghi per fuggire.
Non ultimo il problema della sicurezza. Si parla di voler riaprire addirittura le case chiuse per dare maggiore dignità alla donna. Esiste una legge, la Legge Merlin del 1958 con la quale venne decisa la chiusura della case di tolleranza che richiederebbe un’iter di revisione e proposte di modifica che non si può adottare facendo semplici proposte dalle pagine dei giornali. Questi eventuali appartamenti o postriboli in quali condomini sarebbero scelti? Vivo in un quartiere dove purtroppo si convive con questo fenomeno e posso dire per esperienza personale che ciò lo rende ancora più invivibile”.
Il “no” delle delle democratiche umbre – Al coro della consigliera amori si uniscono anche le Democratiche della provincia di Perugia. “Quartieri a luci rosse? No grazie”. “Non possiamo che prendere le distanze dalla proposta del primo cittadino romano e da quanto dichiarato in questi giorni dal capogruppo Mencaroni a proposito della realizzazione di quartieri a luci rosse”. “Non pretendiamo certo di avere la soluzione in tasca – sottolinea Stefania Fiorucci, portavoce delle Democratiche, in una nota – ma siamo convinte che confinare il fenomeno della prostituzione a una questione di decoro urbano sia quanto di più lontano si possa chiedere alla politica per affrontare un tema che ha a che fare con le donne e la loro dignità”. “La maggior parte della prostituzione su strada – aggiunge Fiorucci – è nelle mani della criminalità organizzata e il degrado delle strade è una conseguenza della debolezza di politiche di contrasto efficaci alla tratta. Si fa ancora troppo poco a fronte di un fenomeno che va combattuto alle radici”. “Il Parlamento ha recentemente previsto fondi per politiche contro la tratta ma ora il contributo che si può dare riguarda l’elaborazione di politiche condivise, di progetti di assistenza, prevenzione e recupero, non certo la creazione di quartieri per la prostituzione”. E allora “apriamo un confronto al riparo, certo, da posizioni ideologiche ma anche, e soprattutto, da semplificazioni pericolose. Non possono esistere scorciatoie ma serve trovare una strada, impegnativa, certo, ma efficace per combattere un fenomeno ancora troppo diffuso”.
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