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Legalmente: fino al 2 febbraio in esposizione i quadri del maestro Porcasi

Redazione Perugia Online

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Perugia Online nasce nel gennaio 2014. Racconta fatti e notizie inerenti la vita del capoluogo e del suo territorio, cercando di orientare il lettore da una prospettiva "dietro" la notizia, per trovare un senso a ci? che a volte, senso, sembra non averlo.

Inaugurata ieri (24), nella ex chiesa Santa Maria Maddalena in corso Cavour, la mostra “L’Italia delle stragi (1860-2012) e il pianto sulla 'strage' delle donne attraverso i quadri di Gaetano Porcasi”

 
Legalmente: fino al 2 febbraio in esposizione i quadri del maestro Porcasi
Nella splendida cornice della Ex Chiesa Santa Maria Maddalena, risalente al 1560 circa,  in corso Cavour all’interno della sede della Legione Carabinieri Umbria è stata inaugurata ieri (24 gennaio) la mostra di quadri: “L’Italia delle stragi (1860-2012) e il pianto sulla ‘strage’ delle donne attraverso i quadri di Gaetano Porcasi”. L’iniziativa si è resa possibile grazie al progetto “Legalmente” – Lo stato siamo noi, da anni promosso dalla Provincia di Perugina, e alla collaborazione dell’Arma dei Carabinieri. L’esposizione, aperta fino al 2 febbraio,  è dedicata alle stragi che hanno insanguinato la storia unitaria italiana, con una particolare attenzione a quella “strage” odierna di donne che va sotto il nome di “femminicidio”. Alla presentazione hanno partecipato: il generale Antonio Marz, l’assessore provinciale Donatella Porzi, il prefetto di Perugia Antonio Reppucci, il magistrato Ferdinando Imposimato, il sottosegretario di stato al ministero dell’Interno Gianpiero Bocci e l’artista Gaetano Porcasi. Coordinatore dell’incontro è stato Maurizio Terzetti Dirigente della Provincia di Perugia. A salutare la plateaè stato il padrone di casa, Generale Marzo che ha sottolineato l’importanza di questa iniziativa per i giovani “perché attraverso il racconto di morte e sangue che narrano questo quadri, possano sviluppare sempre di più la loro coscienza civile”.  “La mafia e gli altri fenomeni criminosi che ad essa si assimilano – ha detto Porzi – non hanno una storia né breve né circoscritta. Spesso quella storia coincide con pagine nerissime dell’intera storia nazionale e, ripercorrere la tragedia mafiosa attraverso le stragi alle quali ha dato luogo, significa prendere atto della forza di opposizione che un Paese intero ha eretto contro tanta efferata violenza. Gaetano Porcasi ha concepito il suo impegno di artista come testimonianza e denuncia di tali eventi luttuosi e basa il suo lavoro su una istintiva capacità di racconto che rende le opere prodotte altrettanti quadri di un ideale ‘museo della civiltà offesa’. Ognuno di noi, di fronte ai suoi quadri, sente rinascere in sé il profondo dolore di ferite antiche e mai rimarginate, è come portato sulla scena che si è compiuta qualche decennio fa. Il tempo ha – nelle opere di Porcasi – grande importanza, fino a comparire nei quadri con data e riferimenti inequivocabili. E’ un orrendo fiume di sangue quello che il pittore siciliano ritrova dietro i casi emblematici di femminicidio che ci ha fatto conoscere la cronaca quotidiana. E’ un messaggio di nuova unione fra uomini e donne quello che il pittore, intervenendo con la sua coscienza, lancia con forza a quanti si avvicinano alle sue opere”. “Fa più paura il silenzio degli onesti che la malvagità dei cattivi. Questa frase – ha affermato il Prefetto Reppucci – è l’emblema della mafia che vede nell’omertà la sua arma più importante. Quello che serve è fare squadra per vincere questa guerra insieme a cittadini, istituzioni e forze dell’ordine, cercando di spezzare le catene che talvolta si sono create tra istituzioni e mafia”. A chiudere il dibattito è stato l’On Giampiero Bocci: “Ripercorriamo con queste opere un pezzo della storia del nostro paese. Ci sono stati dolori profondi, ferite, ma anche qualche vittoria. Questa iniziativa per esempio è una vittoria perché aiuta a costruire la coscienza dei nostri ragazzi. Purtroppo, in una società come quella attuale, si stanno perdendo concetti importanti come quello di comunità e di gratitudine. Non ci si può sempre ricordare dei diritti perché con la conquista di questi, scaturiscono anche dei doveri. In chiusura – afferma Bocci –  mi sento di dirvi: fidatevi dello Stato; perché non è vero che tutto è marcio ci sono magistrati, uomini delle forse dell’ordine che ogni giorno lavorano perché siano rispettati i vostri diritti”. 

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