Perugia – Dopo due giorni di discussione e 70 emendamenti, arriva il via libera alla nuova legge elettorale regionale. Votano a favore 19 consiglieri, 11 contrari. Oltre a Pd e Socialisti, si uniscono Lignani Marchesani (Fdi), Massimo Monni (Ncd) e Fiammetta Modena (Fi).
La legge – Dopo la discussione degli emendamenti, la legge prevede l’abolizione del listino e il turno unico. Ci sarà il collegio unico regionale, la doppia preferenza di genere. Fino a dodici seggi per la maggioranza, 8 alla minoranza. La lista che ottiene il migliore risultato, tra quelle che eleggono il presidente eletto, può ottenere fino ad un massimo di 10 seggi. I restanti 2 andranno alle liste che ottengono il risultato migliore tra quelle che superano il 2,5 per cento; al candidato presidente “miglior perdente” spetta di diritto un seggio e le liste che lo sostengono rientrano comunque nel riparto degli altri 7 seggi, se hanno superato il 2,5 percento; il numero delle firme per la presentazione delle liste è fissato tra un minimo di 500 e un massimo di 1000. La legge fissa anche una quota massima di spesa elettorale: 100mila euro per i candidati presidenti e 25mila per i candidati consiglieri.
Gli schieramenti – Scontro a tutto campo in fase di dichiarazione di voto. Goracci si è detto convintamente contrario, mentre Renato Locchi (Pd) ha difeso l’impianto di quella che ha definito una “legge migliorativa”. Ha parlato di “legge con profilo di incostituzionalità” Paolo Brutti (Idv). Hanno difeso la legge i Socialisti, mentre per Sandra Monacelli (Udc) è mancato un confronto serio e libero. Contrario Stufara (Prc), Zaffini ha parlato di legge “su misura” per la coalizione di centrosinistra. Raffaele Nevi (Fi) si è rammaricato per il mancato percorso condiviso. E’ intervenuto quindi l’assessore Riommi (Pd), Lignani Marchesani (Fdi) ha detto che la legge elettorale spingerà alla formazione di un centrodestra unitario. Dopo l’intervento di Galanello, è toccato alla presidente Catiuscia Marini. “La legge migliora il testo vigente – ha detto – e supera molte argomentazioni critiche espresse in aula. Centrale l’elezione diretta del presidente. Abbiamo abolito il listino e il premio di maggioranza garantirà la governabilità ma anche la rappresentanza e il pluralismo. Sarà migliore anche la rappresentanza delle forze politiche di opposizione: si passerà dal 30 + 1 ai 20 + 1, con un rapporto molto meno penalizzante per le opposizioni. Importante la preferenza di genere, un meccanismo che promuove la rappresentanza e la sua qualità e competenza. Le donne non devono essere protette con quote, parteciperanno alla competizione con capacità e consenso”.
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