Perugia – Impegnare la Giunta regionale ad attivare tutte le possibili iniziative volte a scongiurare il declassamento dell’Archivio di Stato di Perugia, salvaguardandone ruolo, funzione, servizi e anche le professionalità soprattutto tecnico-scientifiche”. Questi i punti centrali di una mozione urgente presentata in consiglio regionale, firmata da tutti i gruppi consiliari su iniziativa del consigliere Giancarlo Cintioli (PD) e votata all’unanimità dall’Aula di Palazzo Cesaroni.
Il testo – La mozione, come ha spiegato Cintioli nella sua relazione in Aula, riguarda “la sorte dell’Archivio di Stato di Perugia e delle sue sezioni distaccate di Assisi, Gubbio, Foligno e Spoleto. Infatti la riforma varata dal ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini, priva l’Archivio di Perugia del livello di istituto dirigenziale, declassandolo e disponendo il trasferimento ad Ancona della Soprintendenza archivistica per l’Umbria”. “L’Archivio di Stato di Perugia – si legge nella mozione – è l’unico in Italia con quattro sezioni distaccate e si è sempre distinto per ricchezza e varietà del materiale in esso custodito, per la qualità del servizio offerto, per lo spessore culturale delle sue numerose iniziative, rivolte non solo agli studiosi, ma anche profondamente connesse con le istanze del tessuto sociale locale. Le sue Sezioni distaccate si sono sempre distinte per attivismo, patrocinando o rendendo possibili pubblicazioni a carattere storico-documentale di primaria importanza, fondamentali per inquadrare e comprendere i vari periodi storici nei loro tratti salienti e anche in quelli meno conosciuti”.
La discussione in aula – Prima della votazione sono intervenuti l’assessore alla Cultura Fabrizio Bracco e i consiglieri Paolo Brutti (Idv) e Orfeo Goracci (Misto-Comunista umbro). Bracco ha detto di condividere i contenuti della mozione, spiegando che quanto avviene “nel sistema archivistico è analogo a quello bibliotecario che sono quelli più colpiti dalla spending review”.
Per l’assessore il problema su cui puntare l’attenzione è la progressiva spoliazione dell’Umbria delle direzioni regionali a favore della vicina Marche: “è accaduto con la scuola, stava per accadere con il segretariato dei beni culturali e ora con gli archivi. Non si capisce perché si debba applicare il criterio demografico e non quello della grande ricchezza di storia e relativo patrimonio documentale e archivistico, oltre che di servizi e istituti specifici qui operanti. Nella ridefinizione di ruoli, confini e competenze regionali dobbiamo esigere il massimo rispetto – ha sottolineato Bracco -, perché siano riconosciute e valorizzate le nostre peculiarità in campi come quello della tutela e valorizzazione dei beni archivistici, in questo caso”.
Il consigliere Brutti (Idv) si è detto d’accordo con quanto specificato dall’assessore Bracco, ed ha parlato di “estrema leggerezza del governo nazionale nel ridefinire il regionalismo. In un terreno come quello dei beni culturali e archivistici in questo caso – ha spiegato Brutti – occorre difendere la nostra autonomia e mantenere gli elementi guida che hanno caratterizzato l’attività regionale. Altrimenti rischiamo a caduta il declassamento di fatto della Soprintendenza dei beni culturali, della Galleria nazionale che sarebbe sicuramente accentuata perdendo la sede decisionale regionale. La cosa più intelligente da fare nella vicenda archivi, vista la ricchezza del nostro patrimonio, sarebbe quella di accorpare all’Umbria il sistema marchigiano”.
Anche Goracci (Misto-comunista umbro) ha detto di condividere quanto espresso dall’assessore Bracco e ripreso da Brutti perché “perdendo i ruoli apicali si rischia di perdere si rischia di perdere un elemento propulsore dell’attività e garante dell’autonomia. Se proprio si dovesse fare questo accorpamento – ha suggerito in tono semiserio – Gubbio potrebbe diventare il centro del nuovo sistema archivistico interregionale”.
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