Scanzi non vuole glorificare De André come spesso è stato fatto dopo la sua prematura scomparsa, ma soprattutto tende a sottolinearne, oltre che le poderose intuizioni, anche i limiti e le contraddizioni. Ascolteremo così parlare di Faber dagli esordi sulle navi da crociera, con l’ironico rammarico che successivamente anche qualcun altro iniziò la carriera cantando nella medesima location: “Un signore basso e con pochi capelli, che purtroppo continuiamo a vedere troppo spesso ancora oggi”.
Esce un ritratto inedito di Faber, a tratti impietoso poiché sincero: un cantore dei ribelli, degli emarginati e delle prostitute, con il cuore a sinistra che pur si lasciò sedurre dal patron della Bussola Sergio Bernardini dietro un compenso di 300 milioni. Un’esibizione, quella, che fu aspramente criticata, con l’uomo fragile e spaventato dal palcoscenico su cui riusciva a salire solo nascosto da un ciuffo sull’occhio sinistro, e col corpo pieno di whisky. Quello stesso uomo che, con infinita generosità, perdonò gli esecutori ma non i mandanti del suo rapimento, l’uomo criticato da Gaber che di lui disse: “Non si riesce a capire se sia liberale o extraparlamentare”, o da De Gregori: “Fabrizio è stato un grande organizzatore del lavoro altrui, perché le cose che realmente ha inventato o scritto sono percentualmente molto poche rispetto a quelle che lui ha preso e rivisitato”.
Scanzi e Casale riescono ad emozionare la platea soprattutto perché mostrano il ritratto di un di un amico fragile per ognuno di noi, che è evaporato in una nuvola rossa troppo presto, e che a distanza di 15 anni ci manca terribilmente. “È stato il più grande poeta che abbiamo mai avuto – disse Fernanda Pivano – e i poeti sono imperfetti, irripetibili, indimenticabili, liberi e scomodi”.
Tag dell'articolo: Andrea Scanzi, Faber, Fabrizio De Andr, Giulio Casale, teatro Esperia.
Perugia Online Scomoda, Libera, Indipendente.
