The Guardian – L’esperienza del Guardian è emblematica. Una testata che ha più di duecento anni e che vive prevalentemente nel mondo digitale: a fronte delle “sole” 200mila copie vendute in edicola (un decimo del Sun e metà del Times), vanta tre edizioni digitali e 120 milioni di visitatori unici mensili. Negli ultimi anni il fatturato del giornale è cresciuto, un terzo grazie al digitale, eppure è ancora in perdita. “Contiamo più di quanto pesiamo economicamente. La sfida è quella di rendere questo modello sostenibile. Quindi la domanda da porci ogni giorno è: cosa possiamo fare in più con questa notizia?” sottolinea Pilhofer.
Il team – Uno dei segreti è la formazione di team, come quello che Pilhofer ha avviato al Guardian da gennaio. “Non più giornalisti, grafici, fotografi che lavorano staccati – spiega -. Ma team multidisciplinari che lavorano insieme, che supportano, arricchiscono, sviluppano al massimo la notizia giornalistica. Dobbiamo usare tutti i colori della palette che abbiamo a disposizione per fare buon giornalismo. Il nostro è un ‘team sport’, una squadra sportiva, in cui tutti lavorano per il medesimo obiettivo pur con ruoli differenti”.
I lettori – “Il giornalismo – continua Pilhofer – dovrebbe essere una conversazione. L’approccio tradizionale in cui si era la voce di Dio non funziona più, i lettori vogliono rispondere, commentare, esserci. Noi non dobbiamo avere paura di questo cambiamento, bensì dobbiamo sfruttarlo creando delle piattaforme di interazione, non chiudere ai commenti e alla condivisione, ma spalancare le porte”. “Questo ci porta anche ad un’ulteriore riflessione – ha sottolineato -: cosa leggono i nostri lettori? Per quanto? Dobbiamo conoscere i nostri utenti con analisi, statistiche, capire cosa funziona. Non lavorare a caso, ma in modo mirato con strategie precise. Solo così questo modello diventerà sostenibile”.
La carta stampata è morta? – “La secolare cultura del giornalismo – conclude Pilhofer – è un punto di forza, ma i tempi impongono cambiamenti. Va, quindi, applicata in un nuovo contesto, seguire quello che le persone vogliono. Il cosa resta, è il come che cambia. In che modo? L’unico requisito indispensabile è avere una mentalità aperta, perchè la multimedialità ci aiuta a raccontare le storie meglio e in modo più efficace, pur preservando i valori del giornalismo professionale. Non c’è battaglia, nè opposizione tra carta stampata e digitale, deve esserci un coordinamento”.
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