lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Ijf15, conversazione sui temi del nostro tempo: dalla libertà di espressione ai Marò

A distanza di pochi mesi torna a Perugia Paolo Mieli: "Per me è pubblicabile tutto. Ciò che attiene alla libertà di espressione non può avere confini nelle parole, ma solo nei fatti"

 
Ijf15, conversazione sui temi del nostro tempo: dalla libertà di espressione ai Marò
Perugia.  A distanza di pochi mesi torna a Perugia Paolo Mieli in occasione del Festival del giornalismo. Giornalista, saggista e presidente di RCS libri, parla e racconta i temi del nostro tempo attraverso un’intervista di Vittorio Zincone, giornalista del magazine del Corriere della Sera “Sette” e autore del programma televisivo di approfondimento politico  “Piazzapulita”.

La libertà d’espressione – “Per me è pubblicabile tutto – esordisce Mieli -. Non si deve chiedere una legge che limiti la pubblicazione delle informazioni. Ciò che attiene alla libertà di espressione non può avere confini nelle parole, ma solo nei fatti. Si deve garantire la liberà di pubblicare una vignetta che deride Maometto, come è successo nel caso del periodico satirico francese Charlie Hebdo, quanto una vignetta antisemita. L’informazione è un mondo anarchico, non nelle mani di un padrone e nell’epoca moderna non divulgare i video dell’ Isis è un’idea stupida, perché tanti sono i canali dell’informazione e conoscere quella propaganda ci aiuta a munirci di argomenti e di idee. Pur essendo agli antipodi di quanto affermato da Salvini in merito ai campi rom, credo che tutti, anche lui, debbano essere liberi di dire tutto: il solo confine è quando il dire diventa parente del fare. Il caso della Presidente della Camera On. Boldrini, di cui ho il massimo rispetto, è invece un eccesso di antifascismo che arriva 70 anni dopo.”

Giornalismo e politica – Il rapporto tra giornalisti e politici è, invece, secondo Mieli, “cambiato in meglio. L’informazione dei miei tempi – sottolinea, infatti, il giornalista – era peggiore rispetto ad oggi, con la differenza che il mondo da cui provengo aveva una gerarchia, mentre il mondo di oggi, il web, è pieno di anonimi e di identità false, quindi non si sa mai chi è responsabile e di cosa. Uso Twitter solo per leggere e mai per scrivere, ero refrattario perchè chi fa il mio lavoro ha molte occasioni per parlare, io preferisco leggere e cambio spesso le persone che seguo. Si tratta di un mondo immediato, diretto, molto aperto: è l’unico mondo franco che conosco, anche se in caso di insulti è difficile capire chi si deve denunciare”.
Il web – “Il web si evolve – continua Mieli -, ma le notizie che circolano le consideriamo vere solo se vengono certificate dalla carta stampata, che nel frattempo, però, è sempre più in crisi. Il mondo dell’informazione sul web deve trovare una ragione di guadagno per sopravvivere, l’informazione è potente nella misura in cui è una fonte di guadagno. Legare l’evoluzione del giornalismo ad una precarizzazione degli informatori, con retribuzioni molto basse, vuol dire condannarlo a morte. Se il giornalista viene assunto e difeso sarà più libero di un blogger. Il mondo fatto di persone senza prospettive è un mondo fatto di persone ricattabili.”
Il caso dei Marò – Infine una riflessione sulla questione dei due Marò italiani trattenuti da mesi in India. “Gli italiani – evidenzia Mieli – non devono sminuire la giustizia indiana, non dobbiamo considerare il popolo indiano inferiore a noi: l’unico limite sta nel fatto che il loro sistema penale ammette la pena di morte, quindi se vengono processati in modo da poter arrivare a tale condanna, saremmo legittimati ad andarli a riprendere. Altrimenti è normale che se li vogliano tenere.”

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