lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Ijf15, opinioni vs notizie: nell’era di internet tutto è concesso?

Qual è la linea di demarcazione tra informazione e opinione? Se ne parla al Festival del giornalismo di Perugia. Stein: "non ci può essere un pezzo di opinione se alla base non c'è un reportage molto accurato ed approfondito"

 
Ijf15, opinioni vs notizie: nell’era di internet  tutto è concesso?
Perugia. In un settore sempre più competitivo in cui gli organi di informazione cercano di emergere, il mondo del web garantisce un accesso immediato e veloce alle notizie e l’opinione assume un ruolo sempre più rilevante. Ma quanto è sottile il confine tra opinioni e notizie. Qual è l’importanza della notizia e cosa significa scrivere un’opinione? Dal panel coordinato da Stephan Faris, uno dei fondatori del collettivo Deca e codirettore di Project Syndicate, i temi che emergono sono tanti e le posizioni non sempre concordanti. Due cose sono certe: nella ricchezza dello scenario attuale dell’informazione convincere i lettori del valore di un articolo, che riporti una mera notizia o che si tratti di un approfondimento sul tema, è sicuramente molto più difficile e la linea di demarcazione tra scrittore e reporter è sempre più offuscata.

Il valore del tempo – Mathew Ingram, giornalista pluripremiato di Fortune Magazine e cofondatore di Mesh, confessa: “La mia regola è che se ci metto tanto tempo per scrivere un pezzo, allora l’articolo non sarà granchè. Se ci metto poco è più facile che colpisca i lettori. Il tempismo nel mondo dell’informazione è cambiato: fino a dieci anni fa pubblicare una notizia il giorno dopo era una tempistica rapida, oggi si è ridotto tutto a pochi minuti e se decine di siti hanno già dato la notizia il compito del giornalista è sempre più difficile. Un conto è arrivare primo, ma se pubblichi dopo ore allora il lettore si aspetta degli approfondimenti. Ora una notizia non è più una roccia, ma mediante la pubblicazione online può essere integrata sulla base di nuovi elementi”.

Le opinioni – Lucy Marcus, presidente e fondatrice del consiglio di amministrazione, conduce una serie tv  e tiene una rubrica per BBC e per Project Syndicate tradotta in 11 lingue e distribuita in tutto il mondo, in cui parla in maniera globale di temi quali l’etica delle imprese, la trasparenza dei dati, la natura delle imprese e come cambia il confine tra le industrie. “Scrivo una volta al mese – racconta -, quindi ci si aspetta qualcosa di importante da me. Non mi considero una giornalista, ma una professionista che scrive in maniera autocritica. Cerco di cambiare il mondo dell’imprenditoria, tentando di creare nuovi paradigmi per i consigli di amministrazione delle aziende. Uso i social network e cerco di capire se i lettori sono d’accordo o meno con me. Voglio diffondere idee. I miei devono essere articoli ever green, ci vuole tempo per distribuirli e tradurli negli 11 Paesi, quindi devo scrivere pensando di essere letta anche tempo dopo la notizia. Le notize sono un bene pubblico, l’opinione invece non sempre lo è.”

Le notizie – Jonathan Stein, direttore di Project Syndicate, afferma che “siamo nell’epoca del boom dei media. Avere molte fonti dell’informazione migliora, siamo più ricchi rispetto al passato. Avere un solo canale televisivo o un solo giornale era una cosa negativa. Solo che è tutto più difficile, perchè le fonti e quindi le notizie devono essere filtrate. Noi creiamo le priorità, le agende politiche e le tematiche per il mondo. E’ quindi essenziale avere un giornale di alta qualità, anche se non operiamo su una base commerciale perchè nessun giornale, anche se non  ha una capacità economica, viene rifiutato”. Riguardo al tema dei pezzi di opinione, Stein afferma che “non ci può essere un pezzo di opinione se alla base non c’è un reportage molto accurato ed approfondito”. Secondo Margaret Sullivan, curatrice del blog del New York Times “Public Editor’s Journal” e scrittrice per il Sunday Review, “il giornalismo investigativo non può andare perso. Un milione e mezzo di persone pagano per leggere le notizie del New York Times, perchè hanno capito quanto la notizia sia importante. Se scompaiono i giornalisti, chi scrive pezzi di opinioni non avrà più lavoro”.

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