Daria Bignardi – “Il libro ha due voci e due piani temporali: il presente ed il passato. Questo libro è il romanzo in cui ho messo più trama, ma non basta. Devi sentire il ritmo, ma si tratta di qualcosa di istintivo. Ti deve restare qualcosa del libro, un qualcosa che deve nutrire il lettore. In questo mio ultimo lavoro, a distanza da meno di un mese dall’uscita di un altro mio romanzo, un libretto di cento pagine che uscirà a maggio e che ho scritto in cinque anni a momenti alterni, racconto di una famiglia che prima era felice e che poi, a seguito di un evento drammatico, non lo è più. E’ una cosa che succede spesso e che può succedere a tutte le famiglie. Si sta bene e non ne sei consapevole di essere felica, sembra quasi scontato; all’improvviso succede qualcosa che scombina tutto e che ci fa capire che prima eravamo felici. E’ un libro sui sensi di colpa: Alma vive di sensi di colpa, sentendosi responsabile della scomparsa improvvisa del fratello perchè è convinta di aver commesso un errore che ne ha causato la scomparsa. Alma è una sopravvissuta, appartenente ad una famiglia che non è stata in grado di reagire alla tragedia. E’ una donna che, non essendosi mai perdonata, non è capace di amare perchè è convinta di non meritarsi questo sentimento. Poi c’è Michela, la fidanzatina di Maio. Lei è razionale, ritiene che niente dipenda da noi stessi. Io mi rivedo in Alma, anche se cerco di essere come Michela”
Il libro – “Il libro è ambientato a Ferrara, città deserta e immersa nella nebbia, dove i fruscii delle biciclette sono il rumore costante. Per come è il carattere dei suoi abitanti e per le carrateristiche di questa città, Ferrara è l’ambientazione naturale e perfetta di quesa storia. E’ un romanzo molto legato al poeta e scrittore Giorgio Bassani, che ha raccontata un Ferrara della fine degli anni ’40, descrivendo un città che è identica ad oggi. “La cosa più importante e più bella per uno scrittore è la condivisione: la storia viene letta da altre persone, anche se ritengo che questa necessità di condivisione sia una forma di insicurezza. Chi sta bene non ha tutto questo bisogno di amore. In un libro c’è qualcosa che scava nel nostro profondo e poi c’è la tecnica. E’ un lavoro che resta, ma quando scrivi scrivi da solo. Fare televisione è una cosa completamente diversa, ma che ti da la possibilità di lavorare con altre persone. In generale il lavoro creativo ed artistico ha un potere lenitivo. La creatività ha a che fare con la sofferenza: non penso che ci sia un’ artista felice.
Gipi – “Non leggo mai niente. E’ una cosa di cui non mi vanto e quando ho letto questo libro mi sono accorto di essermi dimenticato cosa succede quando leggi. Io sono terrorrizzato dalla costante ricerca delle trame. E sono spaventato quando penso alla infinita quantità di storie che e di intrecci che ci sono nel mondo. Ho scritto anche un libro senza disegni, ma non ho il coraggio di pubblicarlo. Visualizzo delle immagini e il desiderio di disegnarle parte così forte che comincio subito a farlo. Il finale lo vedo quando capisco di cosa parlo: ma inizio a cercarlo da subito e mi fermo finchè non lo trovo.”
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