martedì, 3 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Emergenza immigrazione, incontro Prefetti-Comuni

Redazione Perugia Online

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Perugia Online nasce nel gennaio 2014. Racconta fatti e notizie inerenti la vita del capoluogo e del suo territorio, cercando di orientare il lettore da una prospettiva "dietro" la notizia, per trovare un senso a ci? che a volte, senso, sembra non averlo.

In Umbria ci sono attualmente 756 profughi, divisi tra 17 comuni delle province di Perugia e Terni

 
Emergenza immigrazione, incontro Prefetti-Comuni
Perugia.  Sono attualmente 756 i profughi in Umbria suddivisi tra 17 comuni della provincia di Perugia e di quella di Terni. Lo hanno precisato le due prefetture umbre partecipando all’incontro con i Comuni umbri, che si e’ svoltonella sede di Anci Umbria a Perugia.

I numeri – Le Prefetture, spiega una nota dell’Anci, hanno chiarito che “i 671 profughi nella Provincia di Perugia e i 212 della Provincia di Terni, previsti a bando in un periodo di tempo che va dal 1 giugno 2015 al 31 dicembre 2015, a fronte dei 584 profughi nella Provincia  di Perugia e i 172 nella Provincia di Terni già collocati da tempo, non si riferiscono a nuovi arrivi, ma alla a messa a regime’ del numero degli accolti attuali, e, alla previsione di piccoli gruppi che arriveranno, fino ad un massimo di presenze a livello regionale che non supererà le 1083 unita’ , numero stabilito in Conferenza Stato-Regioni per la regione Umbria”.

L’incontro – Nel corso dell’incontro, Giulio Cherubini, sindaco di Panicale e coordinatore della Consulta immigrazione Anci Umbria ha sottolineato come “lo scenario internazionale ci impone una profonda riflessione sull’eventuale accoglienza di cui i nostri territori devono farsi carico, con l’auspicio che gli arrivi siano distribuiti tra i Comuni in modo equo e sostenibile. In Umbria – ha aggiunto – non vogliamo concentrazioni di massa e, ancor peggio, profughi lasciati in tendopoli in giro per il territorio; vogliamo governare in maniera equilibrata questo processo, richiamando altresi’ il Governo italiano e le istituzioni europee affinche’ l’impatto economico e sociale del fenomeno non ricada completamente sui Comuni”

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