Il registro – La legge 54/2006 che introduce l’affidamento condiviso dei figli in caso di separazione dei genitori, afferma anche il principio della bigenitorialità inteso come diritto del minore, stabilendo che tutte le decisioni inerenti la vita dei figli devono essere assunte da entrambi i genitori di comune accordo, tenendo conto dei bisogni, delle capacità e delle inclinazioni dei figli stessi. Ciò considerato, l’istituzione di un registro comunale per la bigenitorialità può rappresentare uno strumento per l’applicazione dei suddetti principi prevedendo, senza alcuna rilevanza ai fini anagrafici, che un minore possa esservi iscritto, su richiesta di anche solo uno dei due genitori, risultando così domiciliato in entrambe le residenze dei genitori. In questo modo, le istituzioni che si occupano del minore possono rendere partecipi entrambi i genitori delle comunicazioni che riguardano il figlio, applicando il principio del diritto soggettivo del minore di vedere ugualmente coinvolti madre e padre nella propria crescita;
L’istituzione di un Registro comunale per la bigenitorialità può, inoltre, costituire un atto con il quale il Comune di Perugia, garantendo ad ogni genitore la possibilità di assolvere i propri doveri, partecipa con le varie istituzioni alla crescita e all’educazione dei minori, ponendoli al centro della famiglia.
La polemica – Nel corso della seduta, secondo la consigliera Pd Mori Pittola e De Vincenzi hanno mosso delle accuse gravissime nei confronti dei centri antiviolenza umbri, dei centri di pari opportunità e dei servizi sociali del Comune. “Tutto ciò è molto grave, oltre che fazioso ed infondato” – commenta la consigliera del PD Emanuela Mori – “Si tratta di centri che svolgono servizi efficienti per difendere e per restituire dignità e consapevolezza alla donna vittima di abusi ed agli eventuali figli, soprattutto al fine di costruire ed affermare una cultura contro la violenza perpetrata nei confronti delle donne. Io stessa sono stata vittima di molestie e so bene cosa significa essere supportata e sostenuta in momenti cosi difficili…Alla mia richiesta di invitare altri soggetti, primo tra tutti un responsabile del centro antiviolenza di Perugia, per gli ulteriori e necessari approfondimenti, viste le accuse e la delicatezza del tema, sia i proponenti sia la maggioranza della commissione hanno respinto questa mia proposta, negando l’opportunità di poter avere un confronto e quindi un dibattito democratico.”
Il commento – “E’ vergognoso quanto accaduto stamattina.” – continua la consigliera Mori – “Al di là del merito dell’ordine del giorno che non mi trova d’accordo, in quanto inserire i minori in un registro ad hoc rischia di farli sentire ancora più diversi, bollandoli e facendogli indossare “la targa di figli di separati” e facendo prevalere l’egoismo dei genitori sull’interesse del minore, vittima incolpevole, che si ritrova suo malgrado al centro di una situazione di conflittualità. Ma soprattutto per le parole pronunciate dal consigliere De Vincenzi, il quale ha strumentalizzato il tema, già di per sé molto delicato, pro domo sua ed entrando nelle mie vicende personali, in maniera estremamente inopportuna e fuori luogo, dimenticandosi del luogo istituzionale in cui ci troviamo.
I consiglieri – “Siamo soddisfatti che la nostra proposta di istituire un Registro per la bigenitorilità sia stata approvata dalla IV Commissione Consiliare. Ora inizia anche nel Comune di Perugia un iter che potrà dare un valido supporto a tutte le famiglie che si trovano a dover affrontare il grave disagio della separazione o del divorzio, con le relative difficoltà nel dare ai propri figli il supporto e le attenzioni che meritano”. Lo dichiarano i Consiglieri comunali del Gruppo Misto, Lorena Pittola e Sergio De Vincenzi.
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