Tornando al concerto, come sempre la qualità tecnica del sound P.F.M. ha raggiunto livelli molto simili alla perfezione. Jazz, blues, rock and roll, country, folk irlandese, funky, musica classica: tutto il panorama musicale della storia moderna dell’uomo è stato preda del Progressive, vera e propria droga in musica tipica degli anni Settanta del secolo scorso, l’epoca in cui tutto – senza false ipocrisie – è cominciato. Non è un caso che alcuni critici abbiano più volte paragonato Di Cioccio e soci, per qualità tecniche e capacità di esecuzione, ai “ragazzi di Hertford”, quei Deep Purple capitanati da Ian Paice e Ritchie Blackmore, che ancora oggi sono considerati una delle band più influenti della storia della musica contemporanea. No, non è un caso, e tantomeno un’esagerazione. Così come non fu un caso, nel 1978, se il più grande cantautore italiano mai esistito scelse proprio la P.F.M. per il suo tour, dal quale sono nati due fra i più celebri album dal vivo mai realizzati.
Un velo di malinconia a tinteggiare, tenue, l’atmosfera sul palco verso la fine del concerto. Ma è stato appena un attimo: giusto il tempo di una struggente “Impressioni di Settembre” a inizio bis, dopodiché il più classico dei “Celebration” ha concluso due ore di viaggio volate come un lampo, attraverso la migliore storia della musica italiana contemporanea.
- Forneria Marconi
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