Una nazione talmente evoluta da consegnare il potere alle donne, con regolari e democratiche elezioni. Un programma basato sullo stato sociale, sulla famiglia, sull’abolizione delle banche private, l’uscita dall’Euro e la progressiva sostituzione del denaro con altro. Una dittatura dell’amore irrealizzabile, un “Grande fratello” all’incontrario che si staglia, orgoglioso quanto effimero, fiero quanto precario, di fronte all’imminente, inevitabile realtà capitalista, pronta a divorarlo in tutta la sua violenza devastatrice. Il racconto di fantapolitica “Diaboli Stercus”, di Primo Petrini, è molto più di un intreccio narrativo ben costruito e articolato, con punte descrittive che sono un omaggio al primo Wilde e atmosfere cupe tipiche del già citato Orwell: ad un attento lettore non sfuggirà la nostalgia per i movimenti studenteschi del ’68, illuminati dall’autore più con la luminosa nostalgia dell’incompiuto che dal punto vista prettamente politico. Atmosfere da anni di piombo si intrecciano con la quotidianità di un uomo qualsiasi, antifascista per naturale stile di vita, conseguenza di lucidi ragionamenti anziché di eroismi da ostentare. Nel racconto si narra di un periodo molto vicino eppur differente dai nostri anni; un periodo di intensi scambi culturali, durante il quale la frenesia intellettuale poteva persino far sognare un mondo libero dal denaro, dallo sterco del diavolo che avvelena e contamina ogni angolo dell’uomo. Sogni di studenti, utopie giovanili ben presto spazzate via dalla realtà oscura che si cela dietro il consumismo, lo sfruttamento del lavoro, dell’uomo sull’uomo, dei gruppi finanziari, della criminalità organizzata, della guerra: in una parola, del Capitale. Di fronte ad un giogo così cupo e inevitabile, devastatore di sogni, persino il sesso, la sessualità perderà ogni poesia e senso di sano spirito d’avventura, assumendo vieppiù in esclusiva il mero carattere di bisogno fisico, tenera concessione quasi materna da parte della donna madre-amica-amante, peraltro con garbo rifiutata.
“Diaboli Stercus”, assolutamente da leggere nel giro di pochi minuti, è un’ottima e sentita parafrasi dell’epopea di una generazione di perdenti che hanno saputo perdere con grandissima classe, l’ultima in grado di farlo guardando negli occhi il potere costituito. Perché se non altro, prima di morire pompieri, affamati dal sistema e messi di fronte alla necessità di vivere e farsi una famiglia come tutti, agli incendiari del ’68 va il merito di aver fatto tremare il Capitale, per un attimo di Storia, sia in Europa sia negli Stati Uniti.
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