lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Dossier di Fareambiente sui beni culturali: Italia allo stremo

Crolli e furti sono all'ordine del giorno: non c'è pace per i beni culturali in Italia. Dossier descrive situazione drammatica: oltre mille e 700 furti negli ultime due anni e incassi bassi rispetto al resto d'Europa

 
Regione Umbria.  Non c’è pace per la cultura. È allo stremo, con pochi fondi e per giunta usati male. Questo è quello che si intuisce leggendo le prime pagine del dossier stilato da Fareambiente sullo stato dei beni culturali in Italia. C’è qualcosa che non va, non siamo noi a dirlo, ma il movimento ecologista europeo che ha tratteggiato un quadro a dir poco impietoso con coincidenze che fanno riflettere. Il 18 marzo scorso, infatti, quando il dossier è stato presentato alla Camera, dossier nel quale si legge che “non passa un giorno che non avvenga qualche crollo” e “quelli più eclatanti sono di sicuro a Pompei” la soprintendenza speciale per i beni archeologici di Pompei ha reso noto che proprio pochi giorni prima era stata rubata una parte dell’affresco nella Casa di Nettuno.

Non penso siano strane coincidenze se il dossier dedica addirittura un capitolo a parte sulle opere trafugate nel nostro Paese. Numeri impressionanti: negli ultimi due anni, gli unici conteggiati, i furti sono stati 1.797. Gli obiettivi preferiti dai ladri sono le chiese e o luoghi di culto seguiti da istituti privati e infine i musei. Le regioni più colpite sono state il Lazio, l’Emilia Romagna e la Lombardia. Ma anche l’Umbria non è stata da meno: nella regione, in due anni, si sono registrati ben 58 furti di opere d’arte.

E non parliamo di candelabri o aspersori si tratta di opere di grande valore, infatti, secondo i dati forniti dal Comando patrimonio culturale dei carabinieri, le sole opere recuperate e sequestrate hanno un valore di 157 milioni di euro.

C’è qualcosa che non va. In effetti leggendo il dossier ci si imbatte in affermazioni come “da gennaio ad agosto 2013 – si legge – quasi 24 milioni e mezzo di persone hanno visitato le strutture statali italiane, segnando un aumento degli ingressi pari allo 0,15% e procurando un incasso di circa 76 milioni di euro, l’8,1% in più rispetto al passato”. Mica male. Peccato però che se ci confrontiamo con le altre nazioni il quadro peggiora e l’Italia esce malconcia infatti “ancora oggi – c’è scritto nel dossier – il sistema dei beni culturali italiani arranchi nel confronto con le altre nazioni dove, per merito forse della differente politica perseguita, le strutture museali e dei beni culturali in genere, siano caratterizzati da un flusso turistico più significativo”.

A riprova di quanto scritto nel dossier i dati parlano chiaro: secondo la classifica del Global Attractions Attendance Report (GAAR) sui 20 musei più visitati al mondo nel 2012, i siti italiani sono del tutto assenti.

E ancora. Il Colosseo è stato il più visitato in Italia con 5,2 milioni di persone; il Louvre, primo nella classifica del GAAR, ha registrato quasi il doppio delle entrate (9,8 milioni). Ed ecco il risultato: contro i 76 milioni di euro di incasso delle strutture italiane, nelle sole casse del Louvre sono entrati ben 58 milioni. Il paradosso italiano.

Evidentemente qualcosa non torna. E se i Beni culturali sono il biglietto da visita di una nazione. E se è attraverso la cultura che si misura la civiltà di un popolo. E se l’Italia è da sempre conosciuta come la culla del sapere. Di certo non facciamo una bella figura se qualcuno si fermasse a leggere il dossier. Sempre prima che venga trafugato.

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