Photo credits: Mattia Endimione Trabalza
Partiamo dagli avvenimenti più recenti. Ci raccontate l’esperienza ad Arezzo Wave, la vittoria e tutto il resto?
È molto semplice: ci siamo iscritti per vincere e abbiamo vinto. Sarebbe comunque stata la nostra ultima partecipazione al concorso e alla fine è andata come speravamo. Ci siamo scontrati con la crème della musica umbra, gruppi di altissimo livello: la finale alla Darsena tra l’altro è stata una bellissima esperienza perché eravamo tra amici di lunga data, e ci siamo divertiti parecchio. A breve (intorno alla metà del mese) andremo ad Arezzo con l’intenzione di vincere anche Arezzo Wave Italia.
Nel frattempo questo successo vi ha lanciato, permettendovi di partecipare ad Europavox 2015, a Clermont-Ferrand.
Sì, sempre grazie alla Fondazione Arezzo Wave siamo stati scelti tra tantissime band per andare a suonare all’Europavox, un festival internazionale top che si svolge in Francia. Siamo andati su in macchina, per un viaggio di circa 13 ore. L’accoglienza è stata fantastica: camerino privato, catering con roba da mangiare e bere in quantità, palco meraviglioso, tecnici disponibilissimi e superprofessionali, una figata totale insomma. Abbiamo suonato una mezz’ora circa ed è andata molto bene anche grazie a Federico Brizi (il nostro fonico) che ci ha fatto uscire a bomba! Ci siamo confrontati con band provenienti da tutta Europa ed è stato piu che stimolante, per cui siamo tornati ancora più carichi.
Facciamo un passo indietro. Mi dite come e quando vi siete formati e come è nata la scelta del nome? E anche come componete le canzoni, e se ci sono uno o più leader all’interno del gruppo?
I GattuZan si sono formati nel 2011: allora eravamo un semplicissimo duo, formato da Andrea Tocci e Federico Elia Marchetti. Scrivevamo pezzi a casa registrandoli “alla boia di un giuda”. Dopo aver scritto una gran quantità di pezzi ma senza arrangiarli sono entrati gli altri (Alessio Del Rosso, Lorenzo Possanzini e Rinor Marku). Nell’estate 2014 è entrato a far parte delle Gatte anche Filippo Ciccioli, per cui attualmente siamo in 6. Il nome GattuZan viene da una poesia-delirio scritta da Federico Elia Marchetti (il chitarrista) che finisce col termine “GattuZan”. Ci piaceva il suono di questa parola, ci faceva ridere. Nonostante la diversa anzianità di militanza nei GattuZan non esiste un leader, o meglio, lo siamo un po’ tutti in qualche modo, quindi vige un regime di democrazia volta ad un obiettivo comune. La maggior parte delle canzoni sono state scritte da Andrea Tocci e Federico Elia Marchetti, o almeno la base (melodie e qualche struttura). Poi abbiamo mangiato tutti dallo stesso piatto e defecato nello stesso cesso.
Passiamo a qualche domanda stilistica: che influenze avete?Perché la scelta di cantare esclusivamente in inglese? Le tastiere creano delle atmosfere particolari, o sbaglio?
Cantiamo in inglese perché abbiamo sempre ascoltato musica inglese o americana. Forse nel prossimo album ci sarà qualcosa in italiano ma poca, pochissima roba, stando sempre attentissimi a non fare porcate di mix linguistici. Siamo molto influenzati dai documentari storici del ‘900, dalla Democazia Cristiana, Lucio Cornelio Silla e l’Avocado. Ci piace ascoltare roba tipo Pavement, Beatles, Devendra Banhart, Amedeo Minghi, Ariel Pink, The Frogs, Spice Girls, Placebo… L’uso delle tastiere non lo considero particolare, però sì, ci può essere la particolarità di certe atmosfere che queste contribuiscono a creare all’interno dei nostri brani.
Avete fatto uscire da poco un disco, di 30 pezzi o giù di lì. Mi viene da chiedervi intanto come mai è così lungo, poi come è stato realizzato, chi lo ha prodotto, come lo promuoverete.
“DolceVita!” è stato scritto e arrangiato da tutti noi. Lo abbiamo registrato all’Igloo Audio Factory di Correggio (RE) insieme ad Andrea Sologni dei Gazebo Penguins e a Raffaele Marchetti. Lo stiamo promuovendo con un tour partito a gennaio e che continuerà per tutta l’estate e l’autunno in giro per l’Italia e non solo. Il disco in sé e per sé non è lunghissimo (dura circa 70 minuti), ma essendo un album doppio può dare questa impressione. In realtà, sempre parlando di lunghezza, la nostra intenzione era di mettere 60 tracce, scelte tra le 90 composte. Alla fine abbiamo optato per un doppio da 32 tracce e siamo felici così.
Per finire, avete qualche ringraziamento da fare? E cosa vi aspettate dai prossimi mesi?
Ringraziamo tutti quelli che, durante il nostro percorso, ci hanno fatto del bene e hanno creduto nel progetto, a partire dall’Astio Collettivo, che è stato il primo step della nostra carriera. Nei prossimi mesi vogliamo suonare il più possibile e iniettare la DolceVita a chiunque e senza pietà alcuna!
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