SPOLETO. Uno spaccato nelle vite di due trentenni, alle prese con lavori poco concreti e difficoltà quotidiane. E’ questo il tema al centro di Fumo blu, il nuovo lavoro di Gerardo Vitali Rosati, con la regia di Andrea Paciotto portato in scena al La Mama Spoleto Open dal Teatro Metastasio Stabile della Toscana.
Una scenografia, quella realizzata da Lorenzo Banci, fatta con pacchi di vecchi giornali, non solo a indicare la professione del protagonista Paolo, che vuol fare il giornalista, ma a far simbolicamente da fondamenta, con le notizie e cronache che contengono, ai tempi particolari che il protagonista vive con la sua compagna Claudia.
La cronaca intorno – Si va dall’uccisione di Aldo Moro e si arriva all’incidente della Concordia all’Isola del Giglio, con la nave che va sugli scogli e si piega, per raccontare la vita di due precari in un senso che è diventato esistenziale per come si ritrovano a vivere il quotidiano. Trentenni, lui cerca di fare il giornalista sfruttato per pezzi che gli vengono pagati 10 euro, con alle spalle una madre ingombrante divenuta celebre per essere arrivata per prima alla Renault rossa di Moro. Claudia invece, ha lasciato la danza per diventare insegnante e permettersi di avere un figlio.
Una generazione – Tante, troppe le rinunce non solo dei protagonisti, ma di tutta una generazione costretta, oggi, a una vita fatta di corsa e senza soddisfazioni. Delusione, rancore e amarezza non lasciano neanche il tempo ai protagonisti per parlarsi. Così, sul palco, i due intervengono alternativamente monologando, ognuno raccontando la sua visione delle cose e parlando con se stessi. E, quando riescono a incontrarsi, il loro abbraccio ha qualcosa di disperato: e’ quello di due persone sole.
Lo spettacolo – Un testo ben costruito, in cui i discorsi dei due sono ricchi di rimandi e si completano, tra tenerezze e sfuriate, leggerezze e riflessioni, sino al giorno in cui riescono a prendersi una vacanza e finiscono proprio davanti al luogo in cui quella sera avviene la tragedia della Costa Concordia e forse per Paolo e’ l’occasione dello scoop, anche se il finale resta aperto, come se lui potesse anche lasciar perdere per ricostruire invece con lei la loro storia. A questi due giovani d’oggi, normali, insoddifatti,
impotenti pur con un desiderio di vivere e riuscire danno bella vita e una coinvolgente verita’ Daniele Bonaiuti e Silvia Frasson, sostenuti da una regia, quella dello spoletino Andrea Paciotto, ricca di ritmo e piccole sorprese.
La storia – “Fumo Blu è un pericoloso stato di piacevole confusione. Una nebbia immaginaria che patina lo sguardo e lo spirito, nasconde l’orizzonte e non permette di capire dove si sta andando. Emerge nel ripetersi scontato del quotidiano, familiare e rassicurante. Lentamente ci soffoca, ci addormenta, ci disorienta”. Tra ambizioni, insicurezze, frustrazioni, paure, sogni ed opportunità deluse, il quotidiano va avanti con inerzia alienante. I momenti belli, divertenti e allegri affogano nell’incertezza e nella graduale perdita di senso e sentimento. Una vita confusa, ordinaria, comune, a tratti perfino comica. Il problema non è la mancanza di consapevolezza, ma l’incapacità mentale di trovare, dentro e fuori di sé, gli strumenti per operare il cambiamento. Come se quell’intuito animale che scatta di fronte alle occasioni o alle emergenze, quell’istinto di sopravvivenza che ha spinto l’evoluzione, si fosse irrimediabilmente addormentato o estinto.
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