Ricapitolando, in sintesi, gli istituti di credito avevano fatto ricorso contro la cessione di ramo d’azienda alla J & P perché ritenuta una “svendita” (10 milioni di euro contro i 54 milioni del valore effettivo dei siti produttivi), mentre i ricorrenti, sostenuti da Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil, avevano sostenuto che l’annullamento della vendita si era basato su “logiche formalistiche” e contro una sentenza del 2013 della Corte Costituzionale, che aveva confermato invece la legittimità delle regole sui cui si era basato il reclamo dei ricorrenti.
Ma aldilà di sentenze, banche ed interessi economici, la cosa più grave e non tollerabile è che tra Marche e Umbria, sono 700 gli operai riassunti dalla J & P che potrebbero rischiare il posto di lavoro, oltre al fatto che bisognerà attendere i tempi della Corte di Cassazione per fare un po’ di chiarezza. Impossibile, pensando a questa vicenda e al senso di incertezza e precarietà in cui vivono i lavoratori coinvolti, non pensare ai versi di Ungaretti “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”.
Tag dell'articolo: banche, lavoratori, Merloni, operai, sindacati, tribunale.
Perugia Online Scomoda, Libera, Indipendente.
