lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Al Festival del Giornalismo lezioni di LegalLeaks

Come utilizzare le norme italiane per chiedere (e magari ottenere) documenti dalla pubblica amministrazione o meglio, da quegli apparati dello stato che, per una molteplicità di ragioni, spesso, non hanno interesse a mostrare.

 
Perugia. Tra i tanti argomenti trattati al Festival Internazionale del Giornalismo 2014 ci sono, in prima linea, quelli legati alla rivoluzione digitale. Ieri mattina, in un seminario svolto nella Sala Priori dell’hotel Brufani, Ernesto Belisario, avvocato e presidente dell’associazione per l’Open Government, ha spiegato come utilizzare le norme italiane per chiedere (e magari ottenere) documenti, dati e file audio-video dalla pubblica amministrazione o meglio, da quegli apparati dello stato che, per una molteplicità di ragioni, spesso non hanno interesse ad accontentare il giornalista scomodo.

In Italia non esiste attualmente un Freedom of Information Act come quello americano e inglese, ma le norme sull’accesso, se esercitate correttamente, possono essere utili per ottenere le informazioni desiderate.

Ernesto Belisario

Ernesto Belisario (foto di Becca Pattison)

La legge italiana sulla trasparenza è attualmente inadeguata. Essa prevede, per l’ottenimento dei documenti, la richiesta all’amministrazione competente e il primo problema da risolvere è proprio individuare di che struttura si tratti. Viviamo in un contesto amministrativo con circa sedici mila stazioni appaltanti. Il numero effettivo delle pubbliche amministrazioni probabilmente è sconosciuto anche agli addetti ai lavori. A questo, si aggiunge la necessita di conoscere con esattezza il fascicolo o il documento specifico che stiamo cercando. È fondamentale pertanto utilizzare tutte le fonti a propria disposizione per indirizzare una richiesta mirata, al fine di evitare il rischio di diniego o, peggio ancora, la non risposta che purtroppo, per una norma dello stato Italiano, equivale al diniego.

Programmare adeguatamente la fasi, è un consiglio da seguire: inviare la richiesta di accesso all’inizio della ricerca, ben prima di aver esaurito tutte le altre possibilità. In questo modo si risparmierà tempo e si potranno portare avanti altre opzioni in parallelo.

Un’altra possibilità che gioca a nostro favore riguarda una norma introdotta nel 2005, la quale ci dà diritto anche ad avere accesso in modo telematico a tutte le informazioni che abbiamo diritto a ottenere.

Qualora però ci si trovasse di fronte a un’omissione o un rifiuto che riteniamo illegittimo, resta possibile l’opzione del ricorso al TAR, dove la causa, in questo contesto, ha un rito accelerato e dei costi più bassi rispetto a un normale ricorso, benché non sempre sia compatibile con le esigenze giornalistiche. In questo caso può essere anche utile dare enfasi alla non risposta. L’aver inviato una richiesta e non aver avuto una risposta è già una notizia. In un mondo poco trasparente, quale l’attuale, in cui tutti coloro che si candidano a ruoli di rilevante importanza predicano trasparenza, far emergere sui media un’omissione di questa natura, se ben argomentata, potrebbe contribuire a modificare la reputazione del soggetto con cui ci stiamo rapportando e, perché no, un accesso agli atti più veloce e trasparente.

Tutti i consigli del caso si possono trovare nel manuale LegalLeaks presente nel sito dirittodisapere.it.

Riferimenti:
Articolo pubblicato anche nel Web magazine del Festival Internazionale del Giornalismo 2014

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