lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Al festival Hacker’s Corner protagonista: tra gli eventi un seminario sulla censura nel Web

Arturo Filastò, vicepresidente Centro Hermes, spiega come avviene tecnicamente la censura nel Web e quanto sia diffusa anche in Italia, più del sentire comune. Questo fenomeno è un vero e proprio "digital divide".

 
Perugia. In Italia, nel Web, c’è più censura di quel che si pensi. Ce lo ha spiegato Arturo Filastò (vicepresidente Centro Hermes) che ha tenuto un seminario divulgativo il 2 maggio, presso la sala Priori dell’hotel Brufani, in occasione del Festival Internazionale del Giornalismo 2014.

Arturo Filastò - foto di Roberto Bavaglio

Arturo Filastò – foto di Roberto Bavaglio

La censura è un sottoinsieme della sorveglianza che permette, a chi detiene il potere, di alterare la realtà. Alcune porzioni di Internet possono essere quindi precluse agli internauti, fatta eccezione per gli utenti avanzati, i quali sono dotati di competenze tali da eludere i vari processi di blocco alla base della censura online. La censura in Internet, dunque, è aggirabile ma tuttavia contribuisce, spiega Filastò, a creare cittadini di “serie A” e cittadini di “serie B” in base alle competenze tecniche e possibilità di poterla eludere. Essa è anche rappresentativa della libertà di espressione del paese in cui viene praticata. Diverse sono le tecniche che possono essere implementate per impedire accesso a determinati file o contenuti:

  • blocco dell’IP: vengono inibiti tutti i pacchetti che hanno come destinazione un determinato IP. Questo approccio presenta una grave controindicazione in quanto, uno stesso IP, può essere condiviso da più siti. Pertanto il censore rischia di bloccare destinazioni involontariamente.
  • Blocco basato su DNS: agisce sul nome di dominio, impedendo la corretta traduzione degli host in indirizzi IP.
  • Blocco su base HTTP: è ancora più preciso del blocco DNS e permette di bloccare specifiche pagine.
  • Blocco o rallentamento di certi protocolli: tecnica avanzata e utilizzata ad alti livelli, spesso con soluzioni ad-hoc.

Uno degli obiettivi del centro Hermes è quindi quello di portare trasparenza al mondo della raccolta di informazioni sulla censura, prelevando dati grezzi sulla base di metodologie ben documentate. Il progetto si chiama OONI e si rivolge ad un vasto pubblico: ricercatori, legislatori, data journalist e semplici cittadini. In pratica si vanno a “misurare” le attività di censura riguardanti la manipolazione del traffico e il blocco del contenuto.

Solo sulla base di una consapevole conoscenza dello stato della censura nel mondo, sostiene Filastò, si potranno adottare le migliori azioni finalizzate a combatterla. Questo è il motivo che ha spinto il centro Hermes a dedicare risorse a questo tema.

Pubblicato anche nel Web magazine del Festival Internazionale del giornalismo

 

Guarda il video di Peter Gomez intervistato dalla nostra redazione sull’argomento:

 

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