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Fiorucci, Democratiche: Contro la violenza sulle donne dobbiamo far vincere nella società una cultura della parità, libertà, rispetto e diritti
di Redazione Perugia Online - 19 ottobre 2015In Umbria nel 2013 sono stati segnalati 613 casi di violenza contro le donne, mille nel 2014, già 655 nei primi mesi del 2015.Telefono Donna rappresenta uno strumento efficace e in continua evoluzione
Regione Umbria. Fidanzate, amiche, mogli e madri picchiate e maltrattate, a volte uccise, da spasimanti, mariti e figli violenti. Ancora troppo spesso la cronaca ci racconta di donne disperate e sole, costrette a subire nel silenzio e nellindifferenza soprusi e violenze. E troppo spesso solo la cronaca porta sotto i riflettori un tema spesso relegato ai margini del dibattito: la violenza contro le donne, un problema mondiale non ancora sufficientemente riconosciuto e denunciato, ma confermato anche da decine di ricerche e studi condotti a diversi livelli e in diversi contesti. Così, in una nota, la portavoce delle Democratiche della provincia di Perugia Stefania Fiorucci. È un fenomeno ancora Fiorucci – che si sviluppa soprattutto nell’ambito dei rapporti familiari e coinvolge donne di ogni estrazione sociale, di ogni livello culturale, provocando danni fisici e gravi conseguenze sulla salute mentale e comportando alti costi socioeconomici. I dati sono allarmanti e raccontano che in Europa la violenza rappresenta la prima causa di morte delle donne nella fascia di età tra i 16 e i 50 anni. Nel nostro paese si ritiene che ogni tre morti violente, una riguarda donne uccise da un marito, un convivente o un fidanzato. Si stima, inoltre, che una donna su cinque abbia subito nella sua vita una qualche forma di violenza. In Umbria nel 2013 sono stati segnalati 613 casi di violenza contro le donne, mille nel 2014, già 655 nei primi mesi del 2015. In un contesto di forte crisi come quella che si sta attraversando, poi, la fragilità dei nuclei familiari, l’indigenza economica, le carenze del sistema assistenziale non fanno che acuire un fenomeno già di per sé preoccupante. Ha ragione la presidente Porzi quando dice che politica e istituzioni devono fare di più. Serve, allora, un confronto costante e capillare, un approfondimento per rilanciare, con la forza delle proposte concrete, la battaglia contro un fenomeno ancora drammaticamente attuale. Le statistiche ci restituiscono un quadro allarmante, rimane alto il numero delle vittime di violenza, di stupri e abusi. E spesso gli autori di queste violenze, manifestazioni estreme e inaccettabili di una cultura di sopraffazione, di una discriminazione profonda delle donne, di unincapacità di accettare la loro libertà e autonomia, sono mariti, parenti, amici. Permane ancora, inoltre, una sostanziale debolezza delle risposte, che vanno costruite per garantire unefficace attività di prevenzione e contrasto del fenomeno. Sarebbe, dunque, importante affiancare ai necessari interventi per la sicurezza delle città, per la certezza della pena e per processi rapidi, e alla valorizzazione del ruolo e delle funzioni dei centri antiviolenza l’elaborazione di politiche concrete che promuovano il ruolo delle donne e delle giovani generazioni. Per isolare e battere la violenza servono politiche innovative, in primis un vero piano nazionale sostenuto da risorse certe e in grado di ridare respiro ai centri in difficoltà, che promuova la prevenzione a partire dalla famiglia e dalla scuola, mobilitando le istituzioni, per far vincere nella società una cultura della parità, della libertà, del rispetto e dei diritti. A partire dai territori, con il sostegno dei Centri antiviolenza. In Umbria non partiamo da zero. Il Cpo conclude la portavoce provinciale delle donne Pd – è da tempo attivo nella costruzione di una rete regionale antiviolenza, il Telefono Donna rappresenta uno strumento efficace e in continua evoluzione, sono stati sottoscritti numerosi protocolli d’intesa mirati alla prevenzione. Ma se molto è stato fatto, molto rimane ancora da fare. Soprattutto in un momento in cui nel nostro Paese è forte e continua a crescere la voglia di mobilitazione per la dignità delle donne.
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