lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Coordinamento regionale Umbria, Rifiuti Zero: politiche gestione rifiuti sbagliate

Redazione Perugia Online

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Perugia Online nasce nel gennaio 2014. Racconta fatti e notizie inerenti la vita del capoluogo e del suo territorio, cercando di orientare il lettore da una prospettiva "dietro" la notizia, per trovare un senso a ci? che a volte, senso, sembra non averlo.

La verità è che in Umbria non serve un adeguamento di piano ma un nuovo Piano che partendo dalla strategia Rifiuti Zero punti all’azzeramento dei rifiuti da smaltire, non porti inquinamento e crei posti di lavoro

 
Coordinamento regionale Umbria, Rifiuti Zero: politiche gestione rifiuti sbagliate
Regione Umbria. In  Umbria  la  raccolta  differenziata  (RD)  aumenta  ma  nelle  discariche  si  portano  sempre più  rifiuti,  nel  compost  ci  finisce  di  tutto,  le  discariche  sono  causa  di  inquinamento  e  multe della  Comunità  Europea.  Se  ne  deduce  che  la  gestione  dei  rifiuti  in  Umbria  è completamente  sbagliata,  infatti,  mentre  in  tutta  Italia  con  l’aumentare  della  RD  le  tariffe diminuiscono  da  noi  accade  il  contrario,  allora,  forse,  i  dati  della  RD  non  rispondono  al vero. Questo,  e  tanto  altro,  è  quanto  i  comitati  umbri  sostengono  da  decenni  ed  è  anche  il motivo  per  cui  il  Coordinamento  Regionale  Umbria  Rifiuti  Zero  non  è  stupito  per  le  recenti notizie  relative  all’indagine  su  Gesenu  e  Tsa.   Tanto  per  fare  un  esempio  nel  2013  nell’Ati  2  (Perugia,  comuni  del  Lago,  assisano, tuderte)  la  RD  dell’umido  rappresentava  il  42%  della  RD  totale.  A  Pietramelina  il  56%  di questo  umido  veniva  scartato  e  tornava  in  discarica.  Quindi  il  comune  di  Perugia  riesce  a riciclare  solo  il  37%  del  59%  di  RD.  A  questo  potremmo  aggiungere  che  nell’impianto  di Ponte  Rio  il  39%  della  RD  multi  materiale  (plastica,  vetro  e  metalli)  diventa  scarto  il  che praticamente  dimezza  la  percentuale  della  RD  dichiarata. Ulteriori  conferme  di  quanto  diciamo  siamo  sicuri  che  verranno  dalle  indagini  dalla magistratura.  Quello  che  è  incredibile  è  vedere  gli  Amministratori  umbri  commentare questi  fatti  come  se  solo  ora  cominciassero  a  capire  quanto  stava  accadendo  sotto  i  loro occhi. C’è  però  una  cosa  che  non  sembra  abbiano  ancora  capito:  questa  non  è  solo  un’indagine sulle  presunte  malefatte  di  Gesenu  e  Tsa  ma  è  il  verdetto  che  condanna  la  politica  umbra sulla  gestione  dei  rifiuti.  Una  politica  troppo  spesso  più  vicina  al  gestore    che  ai  cittadini, una  politica  che  troppo  spesso  ha  preferito  le  scorciatoie  che  nella  gestione  dei  rifiuti, come  stiamo  vedendo,  non  portano  lontano.  Cosa  dire,  poi,  degli  impianti  di  trattamento per  l’umido  che  stanno  sorgendo  in  Umbria?  Sono  dimensionati  per  370.000  tonnellate circa  di  potenzialità  contro  una  produzione  regionale  di  circa  100.000  tonnellate.  Sarà  un ulteriore  regalo  ai  soliti  noti  che  faranno  arrivare  rifiuti  da  fuori  regione  con  altissimi guadagni  e  con  tanti  disagi  per  i  cittadini? Invece  è  proprio  adesso  il  momento  di  un  vero  cambio  di  passo.  Quando  all’inizio  di quest’anno  contestavamo  l’adeguamento  del  Piano  Regionale  dei  Rifiuti  la  regione,  con una  certa  dose  di  arroganza,  non  l’ha  nemmeno  portato  in  partecipazione.  La  verità  è  che in  Umbria  non  serve  un  adeguamento  di  piano  ma  un  nuovo  Piano  che  partendo  dalla strategia  Rifiuti  Zero  punti  all’azzeramento  dei  rifiuti  da  smaltire,  non  porti  inquinamento  e crei  nuovi  posti  di  lavoro.   Un  sogno?  No.  Ormai  ci  sono  realtà  molto  vicine  a  questo  obiettivo  e  l’Umbria  potrebbe seguirle,  magari  partendo  dalla  bozza  di  Piano  che  il  nostro  Coordinamento  aveva  lasciato all’allora  Assessore  Rometti,  più  di  tre  anni  fa,  e  che  è  rimasto  in  un  cassetto  (o  è  finito nella  raccolta  differenziata  della  carta)  senza  che  ci  sia  mai  stata  una  risposta.

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