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Crisi economica, Mario Bravi Cgil: “Ripresa troppo fragile”
di Redazione Perugia Online - 4 novembre 2015Credo che potremo parlare di crescita solo quando il numero delle crisi industriali in Umbria comincerà a diminuire invece di crescere. A oggi siamo a quota almeno 195 vertenze aziendali aperte
Regione Umbria. Evitiamo abbagli pericolosi: in Umbria c’è una ripresa economica estremamente fragile. Forse. Sicuramente non c’è una crescita. Di fronte all’esplosione anche in Umbria di un ottimismo sfrenato sulle magnifiche e progressive sorti della nostra economia, conseguenza probabile dello storytelling renziano, è bene puntualizzare e precisare allo scopo di evitare ulteriori abbagli. Su questo terreno si sono esercitate negli ultimi tempi anche Confindustria dell’Umbria e la Camera di Commercio di Perugia. A parte il fatto che le loro analisi si soffermano più sulle aspettative e sulla fiducia dei consumatori e del sistema delle imprese, è sempre necessario comunque distinguere tra ripresa e crescita. Come ha sottolineato in un saggio l’economista Pierluigi Ciocca, dopo 7 anni di crisi, un rimbalzo dovuto soprattutto a fattori internazionali e che può avere come riflesso un aumento del PIL dell’1%, si può anche letteralmente definire “ripresa” ma non è assolutamente in grado di affrontare i nodi strutturali del Paese a partire innanzitutto dalla creazione di lavoro. La crescita è tutt’altra cosa e questa non si vede né in Italia né in Umbria. Anche alcuni dati, parziali ma rilevanti, lo dimostrano con grande chiarezza. L‘aumento dell’occupazione, ad esempio, è tutto dovuto all’esplosione dell’utilizzo dei buoni-lavoro (voucher), strumenti che non garantiscono né gli ammortizzatori sociali né gli aspetti previdenziali e che in Umbria sono arrivati alla cifra record di 1 milione. Credo che potremo parlare di crescita solo quando il numero delle crisi industriali in Umbria comincerà a diminuire invece di crescere. Ad oggi siamo a quota almeno 195 vertenze aziendali aperte. Cito sempre, tra le tante, quelle della J.P. Industries e della ex Antonio Merloni, dove la situazione è assolutamente drammatica, con 120 persone rimaste senza alcun reddito e altre 700 senza prospettive e certezze. Con buona pace del ministro dell’Industria Federica Guidi che continua a rispondere alle numerose interpellanze parlamentari in maniera rassicurante senza però mai entrare veramente nel merito. Anche gli immigrati stanno andando via dall’Umbria (-1,31% nel 2014). Anche questo e’ un ulteriore segnale di crisi vera che continua a picchiare duro nella nostra regione. I tagli al welfare e alla sanità si fanno progressivamente sempre più pesanti. La Cgil denuncia che stanno già minando la coesione sociale dell’Umbria. E giusto dire con franchezza e determinazione che anche la nostra realtà non è più in grado di affrontarne altri. Anche per questi motivi è sempre più evidente che bisogna cambiare strada. In Italia e in Umbria. E’ necessario contrastare le politiche dell’austerità puntando, come sostiene Mariana Mazzucato, su forti investimenti pubblici in grado di creare lavoro e di dare una prospettiva vera di cambiamento. Solo così si potrà parlare seriamente e non per slogan di fuoriuscita dalla crisi, di ripresa, di crescita.
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