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Buffa, boom a teatro

Il noto commentatore sportivo incanta tutti al Morlacchi con lo spettacolo dedicato alle Olimpiadi del 1936

 
Buffa, boom a teatro
IMMaginario festival 2015
Perugia. Ottimo esordio teatrale per Federico Buffa: il suo spettacolo dedicato alle Olimpiadi del 1936, svoltosi ieri sera (domenica 8 novembre) in un Morlacchi gremito, si conclude infatti con una standing ovation da parte del pubblico. Era l’evento conclusivo del Festival IMMaginario 2015.

L’intervista – Prima della messa in scena abbiamo l’occasione di avvicinare il noto commentatore sportivo e porgli qualche domanda. Lui ci svela come è nata l’idea di debuttare a teatro: “È stata la continuazione – non so se logica – di Federico Buffa racconta, abbiamo portato avanti il progetto con Emilio Russo ed eccoci qui”. Prosegue con la scelta del tema trattato: “Le Olimpiadi del ’36 a Berlino sono paradigmatiche, rappresentano il primo tentativo (riuscito) di sfruttamento propagandistico di una manifestazione sportiva, capovolgendo completamente l’intento di De Coubertin. Dopo è cambiato totalmente il modo di vedere lo sport”. Ci spiega inoltre dove ha reperito tutta la documentazione necessaria: “È stata una lunga ricerca, mi sono letto sei libri sull’argomento, tra cui la meravigliosa autobiografia di Jesse Owens”. Buffa ci indica inoltre i campioni a cui è più legato (“Ho un debole per gli argentini nel calcio e per Dejan Bodiroga per quanto riguarda la pallacanestro”) e da dove ha preso lo spunto per i suoi originali format, in cui narra storie di sport e di vita (“Non mi perdevo una puntata di Passepartout di Philippe Daverio, un programma intelligentissimo. Lui è un maestro nel mescolare tematiche diverse in chiave pop, con dei risultati straordinari”).

Lo spettacolo – Scritto a otto mani insieme al già citato Emilio Russo, a Paolo Frusca e Jvan Sica e diretto da Caterina Spadaro oltre che dallo stesso Russo, lo spettacolo è curato in ogni minimo dettaglio. Buffa sul palco è accompagnato da due musicisti (Alessandro Nidi al pianoforte e Nadio Marenco alla fisarmonica) e una cantante (Cecilia Gragnani) che contribuiscono a far entrare il pubblico nell’atmosfera del periodo. Egli interpreta il ruolo di Wolfgang Fürstner (capitano della Wehrmacht a capo del villaggio olimpico, suicidatosi pochi giorni dopo la chiusura dei giochi, a seguito della forzata dismissione dall’esercito per via delle sue origini ebraiche), il quale narra la storia delle Olimpiadi dal proprio punto di vista. In realtà sono diversi i momenti in cui Buffa abbandona i panni dell’ufficiale tedesco per tornare nei propri e raccontare numerosi aneddoti riguardanti singoli personaggi, maggiori e minori, che hanno caratterizzato quell’Olimpiade. Il tutto con dovizia di dettagli, accompagnato dal suo inconfondibile stile confidenziale.

I personaggi – E così nella prima parte dello spettacolo vengono descritti pezzi di vita di Leni Riefenstahl, la regista ufficiale della propaganda nazista (che tuttavia non prese mai la tessera del partito), di Albert Speer, l’architetto del diavolo, che curò la scenografia dell’evento, di Avery Brundage, presidente del comitato olimpico americano e convinto razzista, di Eleanor Holms, nuotatrice alcolizzata e Glenn Morris, ragazzone del Colorado specializzato nel Decathlon (che si ritroveranno qualche anno dopo protagonisti di una pellicola hollywoodiana su Tarzan) e di tanti altri ancora. La seconda parte è dedicata invece a due atleti in particolare, considerati i protagonisti assoluti delle Olimpiadi di Berlino: Jesse Owens e Sohn Kee-Chung. Il primo, afroamericano, è diventato l’uomo simbolo della manifestazione, per aver vinto 4 ori (100 m, 200 m, salto in lungo e staffetta 4×100) e aver scatenato, secondo la vulgata ufficiale, le ire di Hitler (in realtà egli stesso raccontò in seguito di essersi scambiato un rispettoso saluto con il Führer e di aver patito le maggiori discriminazioni in patria, dove subì una squalifica, venne rimbalzato da numerosi hotel e non fu mai ricevuto dal presidente Roosevelt). Un po’ meno famoso – almeno dalle nostre parti – il secondo, protagonista però di una storia umana altrettanto emozionante: l’atleta coreano fu costretto a correre per il Giappone (che aveva invaso la Corea qualche decennio prima) con un nome nipponizzato per l’occasione, vinse la maratona e durante la premiazione volle nascondere con l’alloro olimpico il disco rosso che portava al petto, simbolo del Sol Levante: divenne perciò un eroe per il suo popolo e fu portabandiera alle olimpiadi di Seoul del 1988. Il racconto si conclude con un’inquietante bilancio della manifestazione: l’opera di propaganda è riuscita alla perfezione, con la Germania prima nel medagliere e centomila persone che urlano a braccia tese: “Heil Hitler!” sotto il cielo di Berlino al termine della cerimonia di chiusura: il grande buio è ormai scattato.

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