Regione Umbria. La ripresa che i numeri contenuti nel rapporto Ires descrivono è purtroppo una ripresa più visibile sulla carta che nella realtà. Realtà che è ancora fatta di quasi 200 aziende umbre in crisi, come descritte nella nostra mappa e di 80mila persone che rientrano, a vario titolo, tra coloro che hanno bisogno di un lavoro. Inoltre, anche gli stessi dati positivi rilevati nello studio dimostrano come gli elementi di crescita siano dovuti a fattori esogeni, quali il basso costo del petrolio, i bassi tassi di interesse e gli incentivi alle assunzioni elargiti dal governo nazionale. Incentivi che peraltro, già dal prossimo anno saranno ridotti del 50% per poi cessare completamente. Per questo serve ora e subito un intervento delle politiche regionali in grado di sfruttare questi fattori esterni, avendo come obiettivo fondamentale una vera e strutturata ripresa dell’occupazione, che sia però occupazione di qualità. Per questo la nostra azione, a partire dall’iniziativa del 27 novembre nella quale insieme a Cisl e Uil e ai tre segretari nazionali incontreremo centinaia di lavoratrici e lavoratori al centro congressi Capitini di Perugia – mirerà alla costruzione di una proposta per l’Umbria che parta da due capisaldi: sicurezza sul lavoro e legalità. Siamo ancora tra le prime regioni in Italia per mortalità sul lavoro e siamo una regione che in questi lunghi anni di crisi ha subito un’aggressione da parte di soggetti portatori di economia illegale e mafiosa. La vicenda Gesenu è solo la punta dell’iceberg di una situazione che da tempo come Cgil denunciamo e sulla quale è indispensabile rapidamente costruire un fronte comune di Resistenza civile nel rispetto dei valori fondanti della nostra regione.
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