martedì, 3 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

C’è futuro oltre l’euro?

Tematiche macroeconomiche analizzate da Warren Mosler (fondatore Mmt) al parlamento europeo a Bruxelles, in un incontro organizzata dalla Mep umbra Laura Agea

 
C’è futuro oltre l’euro?
Si è svolta ieri (mercoledì 18 novembre) presso la sede del Parlamento Europeo a Bruxelles la conferenza, organizzata dall’europarlamentare umbra del Movimento 5 Stelle Laura Agea, dal titolo Euro: the moment of truth. Sono intervenuti, oltre alla Agea, David Borrelli, Marco Valli e Marco Zanni (sempre del M5S e del collegato gruppo parlamentare Europe of Freedom and Direct Democracy) e, tra gli ospiti, Warren Mosler (fondatore della scuola scuola di pensiero economico Mosler Economics – Modern Money Theory for public purpose), Daniele Della Bona (Mmt) e Giacomo Bracci (Associazione Economia Per I Cittadini, altro supporter della teoria della moneta moderna).

Una nuova alleanza? – L’organizzazione della conferenza, resa possibile grazie ai contatti intercorsi tra la Mmt Umbria e l’europarlamentare Laura Agea, potrebbe segnare un autentico punto di svolta: per la prima volta infatti i grillini mostrano un’apertura nei confronti del pensiero Mmt (organizzazione di carattere economico e non politico, giova ricordarlo) dopo che in passato numerose sollecitazioni a riguardo erano emerse da entrambi i fronti, per via delle analogie tra le posizioni fatte proprie dai due schieramenti.

Le battaglie del M5S – Vero è che, come ricordano i Mep pentastellati, questo non è il primo incontro dedicato a tematiche del genere e non sarà l’ultimo. Gli stessi insistono inoltre molto sulle proprie battaglie storiche, come un piano per l’uscita dell’Italia dall’Eurozona e l’istituzione nel nostro paese di un reddito di cittadinanza (o reddito minimo). In generale, per dirla con le parole di Borrelli, co-presidente del gruppo Efdd assieme all’euroscettico inglese Nigel Farage: “L’ipotesi appena scongiurata di una Grexit unita a quella concreta del verificarsi di una Brexit deve indurci a ripensare il modello di Europa che è stato imposto, un’Europa che tiene maggiormente alla stabilità dei mercati piuttosto che al principio di autodeterminazione dei popoli, come il già citato caso greco e il più recente caso portoghese hanno ampiamente dimostrato”.

Le soluzioni di Mosler – La parola passa quindi agli ospiti: Della Bona e Bracci forniscono una breve apertura e chiusura, focalizzandosi rispettivamente sulla cronistoria delle politiche di austerità e sulla descrizione dei piani di lavoro garantiti (o reddito di cittadinanza attivo) proposti dalla Mmt, ma è Mosler ad occupare la maggior parte della scena. Egli critica le politiche della Banca Centrale Europea e propone possibili soluzioni a una crisi che, nonostante i recenti timidi segnali di ripresa, è ben lungi dall’essere risolta. Questo il suo discorso debitamente sintetizzato: “La crisi che viviamo non riguarda le risorse materiali, bensì la liquidità: in pratica abbiamo un surplus di offerta rispetto alla domanda. Ora, sappiamo che il denaro può essere creato dal nulla, addirittura con un clic, non ha senso perciò dire che mancano i soldi. La crisi dell’Eurozona è particolarmente dura e prolungata perché viene affrontata con i rimedi sbagliati: si è provato a ricercare la crescita con la politica monetaria (quindi il calo dei tassi d’interesse e il quantitative easing voluti da Draghi) e non ha funzionato; si è provato con l’aumento delle esportazioni (penso in particolare al modello di sviluppo tedesco) e non ha funzionato; si è provato infine con la politica fiscale e questa potrebbe essere la via vincente, ma i folli parametri di Maastricht (rapporto deficit/Pil massimo al 3% e rapporto debito/Pil massimo al 60%) danno l’effetto contrario a quello sperato. Perciò occorre tornare a fare deficit, perché a un aumento del debito pubblico corrisponde un aumento del risparmio privato e viceversa (e proprio la storia italiana lo dimostra accuratamente). Queste le mie proposte a livello europeo: la formalizzazione di una politica della Bce che vieti il default dei singoli Stati (come è in effetti già ora, a patto che ci si attenga alle sue regole); l’aumento del limite massimo del rapporto deficit/Pil all’8% e l’abolizione di ogni limite al rapporto debito/Pil (il Giappone, che ha quest’ultimo al 220% dimostra come ciò non sia sintomo delle difficoltà di un paese, tutt’altro); il mantenimento permanentemente dei tassi d’interesse allo 0%, così da evitare il rischio di ogni manovra di speculazione finanziaria; infine il finanziamento di una politica transitoria di assunzioni pubbliche, in attesa del riassorbimento dei lavoratori da parte del settore privato. Se tutto ciò non è possibile per motivi politici, consiglio ai singoli Paesi dell’Eurozona di applicare questi principi tornando alle proprie valute nazionali, mantenendo però i conti correnti dei cittadini in euro, in maniera tale da non creare fughe di capitali e, di conseguenza, inflazione eccessiva. La cosa bella è che le misure che ho elencato si possono applicare in 20 minuti”. Un pensiero totalmente rivoluzionario insomma che, condivisibile o meno che sia, contribuirà necessariamente a stimolare ulteriore dibattito in materia.

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