Perugia. Un’Ifigenia languidamente appoggiata ad uno scoglio. Amazzoni, giovani etrusche in procinto di suonare le tubicine, suonatrici di flauto e tamburello. Ninfe, sorgenti. Allusioni simboliste ad una mitologia meno nota, ma non per questo meno pregnante. Nella solitudine di una natura che entra in contatto con la tela, che la sostanzia e la nutre. Senza filtri. È ad Annibale Brugnoli, artista perugino formatosi nella temperie culturale del tardo romanticismo e dell’eclettismo decorativo postunitario, nonché uno dei massimi esponenti nazionali della pittura della Belle Époque, suggestionato da Ingres e dalla tradizione cinque-seicentesca italiana, e all’arte a Perugia nel periodo simbolista, che è dedicata l’esposizione L’età delle favole antiche, curata da Alessandra Migliorati, in collaborazione con Maria Luisella Martella, organizzata dall’Assessorato alla Cultura, Turismo e Università del Comune di Perugia, con il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, della Regione Umbria-Assemblea Legislativa, la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, la Galleria Nazionale dell’Umbria, l’Università degli Studi di Perugia e l’Accademia delle Belle Arti del capoluogo umbro, e allestita nelle sale del Museo Civico di Palazzo della Penna dal 12 dicembre al 28 febbraio 2016. “Una pluralità di voci e di apporti nel campo delle arti figurative, quella che l’Assessorato alla Cultura, Turismo ed Università sta proponendo alla città di Perugia – è stato il commento dell’assessore, Teresa Severini –. Un contributo proficuo, quello offerto alla città, che mira a studiare approfonditamente e criticamente le opere artistiche che sono conservate nei nostri depositi, come nel caso di quelle del Museo Civico di Palazzo della Penna (fondo Rossi Scotti ed Iraci), sede della presente esposizione”. Tra i prestatori, ha ricordato ancora Severini, si annoverano la Galleria d’Arte Moderna di Roma, la Fondazione Accademia delle Belle Arti di Perugia e molti, raffinatissimi, collezionisti privati, dalle collezioni di Paolo Mazzerioli e Franco Venanti a quelle di Daniela Gramignani. Taglio del nastro, oggi, alle 17.30, per l’inaugurazione dell’esposizione, che stamane, in conferenza stampa, ha registrato la presenza della curatrice, Alessandra Migliorati, docente di Storia dell’arte contemporanea all’Università degli Studi di Perugia, oltre che di alcuni collezionisti, dell’editore del catalogo della mostra, Fabrizio Fabbri, e del Dottorato in Scienza del libro e della scrittura dell’Università per Stranieri di Perugia. “L’intento principale – ha sottolineato la curatrice, Alessandra Migliorati – è stato quello di riaprire le finestre sul periodo simbolista, per troppo tempo rimasto incastonato tra l’Impressionismo e le avanguardie storiche. Riscoperto in tempi recenti, il Simbolismo rappresenta un incunabolo, nonché la formulazione più intensa del secolo XX. Una decadenza non sterile, quella del Brugnoli, ma propositiva, nel segno di un’attualizzazione dell’antico, della classicità”. Molti, gli inediti. Tra le tele del Brugnoli, le tempere superstiti realizzate nel 1915 nella villa Rossetti di San Marco, a Perugia, atipiche nel loro classicismo. Un pretesto, questo, per sondare il contesto culturale perugino tra Ottocento e Novecento, anche alla luce dell’estetizzazione della classicità e del mito, della favola antica, operato dai pittori preraffaelliti e dagli artisti, coevi al Brugnoli, che gravitavano nella Roma de “In arte libertas”, vicina a Nino Costa e a Gabriele D’Annunzio: dal protosimbolista Faruffini a Bruschi e Rossi Scotti. Suddivisa in tre sezioni, che abbracciano il contesto della Perugia post-unitaria, del simbolismo romano, anche in relazione all’entourage degli artisti perugini che aderirono alla poetica costiana, e la decorazione di villa Rossetti ad opera dell’ultimo Brugnoli, la mostra prevede una serie di eventi collaterali, con visite guidate, conferenze e percorsi ai luoghi delle opere dell’artista. “Erammi schiavi li astri in lunghe torme; e in tal regno le feste ho celebrate de’ suoni de’ colori e delle forme”: proprio al simposio dei suoni, delle forme e dei colori, si sono seduti i pittori di D’Annunzio. In un prolifico asse Roma-Perugia.
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