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Politiche attive lavoro, Paparelli: “Dalla Regione in arrivo 60 milioni di euro”

L'assessore definisce il pacchetto di misure "una rivoluzione copernicana" e ribadisce il no al reddito di cittadinanza

 
Politiche attive lavoro, Paparelli: “Dalla Regione in arrivo 60 milioni di euro”
Regione Umbria. In una conferenza tenuta stamattina (lunedì 8 febbraio) presso il salone d’Onore di palazzo Donini, l’assessore al Lavoro Fabio Paparelli, coadiuvato dai dirigenti Luigi Rossetti e Lucio Caporizzi, ha indicato le misure che la Regione intende prendere in tema di politiche attive per l’occupazione.

La situazione del lavoro in Umbria – L’incontro si è aperto con un’analisi sullo stato dell’occupazione in Umbria. Si comincia a cogliere, finalmente dopo anni, qualche segnale di ripresa: nei primi nove mesi del 2015 infatti il numero degli occupati è aumentato di circa 9.000 unità (per un totale di 357.000) con un tasso di occupazione regionale del 62,7%, un dato superiore sia rispetto a quello nazionale (56,2%) che a quello del Centro Italia (61,3%). Rispetto al passato, in fatto di disoccupazione la crisi ha livellato le differenze di genere ed ha inciso in maniera più forte sui meno scolarizzati; continuano ad essere colpiti prevalentemente i giovani, ma le cifre sono tuttora preoccupanti anche per gli adulti. Ecco quindi il varo di una serie di misure atte a rafforzare le ultime tendenze positive.

60 milioni in arrivo – Ammonta a 60 milioni di euro il finanziamento complessivo del Programma delle politiche attive del lavoro della Regione per il biennio 2016/2017 (di cui 56 milioni circa dedicati a interventi specifici e 4 milioni circa rivolti ad azioni di sistema). Tale somma servirà a sostenere quattro pacchetti di interventi: 24 milioni andranno al Programma Garanzia Giovani (finanziato tramite risorse del Fondo Sociale Europeo 2014-2020, con la novità che d’ora in poi vi potranno attingere solamente i disoccupati iscritti negli elenchi dei Centri per l’impiego umbri); 16 ad attività di orientamento e formazione per il reinserimento rivolte a disoccupati adulti e ai percettori di ammortizzatori sociali in termini di assegno di ricollocazione (in attuazione del decreto legislativo 150/2015) ; 8 milioni saranno destinati a finanziare iniziative per l’innovazione e la ricerca nonché una riqualificazione complessiva del sistema delle agenzie formative, che possa portare ad un processo integrato comprendente formazione ed assunzioni; altri 8 alle imprese che intendano realizzare programmi di sviluppo o riconversione per incrementare il proprio organico e che necessitano di figure ad hoc da formare all’interno dell’azienda, anche attraverso tirocini che si concludano con un’assunzione stabile. Paparelli ha poi evidenziato che il Programma regionale prevede un miglioramento del sistema dei finanziamenti, con misure ove possibile a sportello e non più attraverso bandi, annunciando inoltre che nei prossimi mesi si procederà alla stesura di un disegno di legge regionale di sistema sulle politiche attive del lavoro.

No al reddito di cittadinanza – L’assessore spiega anche la scelta di non includere nel programma una qualche forma di reddito di cittadinanza, nonostante tale ipotesi fosse stata paventata nei mesi scorsi: “Il cosiddetto reddito di cittadinanza, termine che alcuni utilizzano come slogan, è una spesa generalizzata e passiva, slegata dalla concreta attitudine dei beneficiari al lavoro. Abbiamo perciò scelto di privilegiare un sostegno attivo rivolto a quei soggetti bisognosi (ad esempio chi ha figli a carico) che, diversamente, dimostrano una reale volontà nella ricerca dell’occupazione”.

Una “rivoluzione copernicana” – Lo stesso assessore si preoccupa poi di descrivere le novità portate dalla riforma, a cominciare da quelle riguardanti i Centri per l’impiego: “Si tratterà di un sistema maggiormente innovativo, anche da un punto di vista della strumentazione tecnologica, e più orientato al mondo delle imprese. Intendiamo superare definitivamente un modello datato e inefficace che risale agli anni Novanta”. Inoltre la riqualificazione delle agenzie formative, la lotta alla dispersione scolastica, l’adozione di misure regionali per l’inserimento attivo in stretta integrazione con quelle previste dal Ministero del Lavoro sono tutti strumenti che secondo il vice presidente della Giunta porteranno ad una vera e propria “rivoluzione copernicana” delle politiche attive del lavoro in Umbria.

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