Sotto il titolo di “inadempienze” della pubblica amministrazione si nascondono molteplici tipologie di blocco. Spesso, secondo Legambiente, è proprio l’inerzia degli enti locali che dovrebbero progettare, coordinarsi, impegnare i fondi, la causa del ritardo nella costruzione di queste opere.
Tra le opere in compiute, tante a dire il vero, la voce più consistente nel rapporto presentato da Legambiente riguarda i trasporti, intesi come ferrovie, trasporti urbani, mobilità dolce. A seguire ci sono bonifiche, depurazione, riqualificazione urbana, sicurezza sismica, abbattimento di manufatti abusivi, impianti per chiudere il ciclo dei rifiuti.
Ed ecco che da Nord a Sud comincia il viaggio nell’Italia bloccata, attraverso piccole e grandi opere incompiute che sarebbero di grande aiuto al territorio e ai cittadini. Opere che andrebbero terminate, sottolinea Legambiente “se vogliamo un Paese sicuro, dinamico, moderno le opere da sbloccare devono essere coerenti con questa idea di Paese, non basta fare ‘tana libera tutti’ contro i lacci e lacciuoli, che imbriglierebbero il sistema. Perché alcuni di quei lacci hanno salvato l’Italia da ulteriori e più gravi disastri. Si deve semplificare ma serve un sistema di controlli efficace, consolidato e di pari prestazioni su tutto il territorio. Bisogna assumersi allora la responsabilità di selezionare e scegliere quali siano i vincoli necessari e le semplificazioni utili a rilanciare il Paese”.
Anche l’Umbria, purtroppo, non è immune al censimento delle opere incompiute. Ed ecco che Legambiente chiede la conclusione dei lavori per il raddoppio della ferrovia Orte-Falconara con il completamento dei tratti Foligno-Falconara e Spoleto–Terni.
L’opera è considerata strategica per il sistema ferroviario del paese e per i collegamenti tra la dorsale Milano Roma e la direttrice adriatica, sicuramente lo è ancora di più per i centinaia di pendolari che ogni giorno si spostano dall’Umbria verso Roma o Ancona. I lavori, iniziati nel 2001 sono proseguiti a singhiozzo nel corso degli anni. Attualmente sono ripresi soltanto nel tratto Campello sul Clitunno Spoleto e pare che del completamento dell’opera nessuno si preoccupi più.
“L’Umbria non ha bisogno di più strade e autostrade – è il commento, invece, di Legambiente Umbria – occorre puntare sulla riqualificazione della rete ferroviaria cominciando appunto dal completamento dei lavori per il raddoppio della ferrovia Orte Falconara. I Sindaci e la Regione poi non dovrebbero dimenticare gli interventi necessari per la riqualificazione funzionale della FCU, un’opera fondamentale per la mobilità locale una volta riqualificati i servizi (tecnologicamente e come orari), migliorato il raccordo alla rete Trenitalia e la penetrazione nelle aree urbane di Terni e Perugia”.
Ecco nello specifico, per l’Umbria, gli interventi che Legambiente ha inserito nel proprio dossier.
Per il raddoppio Foligno – Fabriano l’intervento consiste in una tratta dello stesso, già in parte attuato, della intera linea Orte-Falconara, il cui progetto complessivo si articola in 5 interventi. La tratta Foligno-Fabriano è prevista prevalentemente in variante di tracciato e in galleria, per una estesa complessiva di 54 km, di cui solo circa 6 km nel territorio della Regione Marche, dal confine con l’Umbria, situato nella galleria di Fossato di Vico, fino alla stazione di Fabriano. Sono previsti 10 viadotti, per circa 6 km, 9 gallerie naturali per uno sviluppo complessivo di circa 30 km e 2 gallerie artificiali per 4 m. Il costo stimato è di 1.9 miliardi di euro.
Invece per il raddoppio della tratta ferroviaria Spoleto-Terni l’intervento consiste nella realizzazione di una nuova linea ferroviaria a semplice binario con tracciato diverso da quello della linea attuale, che costituisce un collegamento “diretto”, quasi interamente in galleria, tra le stazioni di Terni e Spoleto, di lunghezza pari a circa 22 km. La galleria principale, di 19 km circa, è dotata di un “posto di servizio” intermedio ed è affiancata da una galleria di soccorso. Sono previste inoltre 2 gallerie lato Spoleto, di cui una artificiale, un viadotto di 65 m e “opere d’arte” per la risoluzione di interferenze con la rete di viabilità e la rete idrografica. Il costo stimato è di 514 milioni di euro.
Di strada, è il caso di dirlo, c’è ne tanta da fare. Ma la programmazione delle risorse europee per il 2014-2020 è una grande occasione, e sarà la cartina di tornasole per misurare la volontà di cambiare il paese facendolo entrare nella modernità.
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