martedì, 3 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Giornale dell’Umbria, per la Cgil “c’è un limite anche all’indecenza, ora basta”

L'organizzazione sindacale tuona dopo l'incontro in Regione: "Atteggiamento di Geu 1819 irresponsabile. Ci sono delle procedure di legge e delle normative specifiche per il settore dell'editoria che non possono essere eluse a piacimento".

 
Giornale dell’Umbria, per la Cgil “c’è un limite anche all’indecenza, ora basta”
Regione Umbria.  Dal canto suo, ci aveva provato (in maniera maldestra) a respingere ogni responsabilità su come si è conclusa, male, la vicenda del Giornale dell’Umbria. Il liquidatore del Gruppo Editoriale Umbria 1819 Luigi Camilloni, circa la mancata attivazione degli ammortizzatori sociali per i dipendenti, in una nota apparsa sul sito Agenparl.com nei giorni scorsi ha spiegato che non sono previsti “dalla vigente normativa, a meno di deroghe specifiche di cui dispone l’Ente regionale e di cui codesto organo di liquidazione non è a conoscenza. Infatti, la cassa integrazione guadagni straordinaria è esplicitamente esclusa a quanto risulta alla scrivente liquidazione per quelle società che hanno cessato l’attività come nel caso in questione”.

Peccato (per la società) però che la realtà sia un’altra, come già evidenziato dalla Regione che aveva stigmatizzato la decisione dell’azienda di rifiutare il ritiro dei licenziamenti – intimati individualmente e quindi in modo illegittimo – e di negare la possibilità di utilizzare la Cigs che compete ai lavoratori poligrafici e giornalisti, non soddisfacendo così le richieste delle organizzazioni sindacali.

“La nota – ha detto la Cgil dell’Umbria, intervenendo oggi sulla vicenda – fa il paio con l’atteggiamento irresponsabile tenuto dall’azienda Geu 1819 durante l’incontro in Regione del 12 febbraio scorso, quando si è palesato in modo inequivocabile che l’unico fine della proprietà era di ottenere una piena assunzione di responsabilità da parte dei lavoratori, ai quali imputa di essersi opposti al piano industriale, mai ufficialmente presentato, e di avere causato il blocco delle attività editoriali ed il fallimento dell’azienda, ovvero le stesse accuse riportate nel verbale dell’assemblea dei soci che ha deciso la messa in liquidazione della società”.

La storia poi presenta numerosi coni d’ombra. “Un’azienda rilevata a prezzo d’occasione – ha affermato – viene di fatto chiusa solamente quattro mesi dopo, al termine di un periodo gestionale caratterizzato da improvvisazione e scelte discutibili, come quella di rimodulare il profilo della testata da quotidiano locale a giornale focalizzato sul livello nazionale, decisione che ha pesantemente contribuito a depauperarne ulteriormente il valore e con modalità tali da suscitare più di qualche perplessità anche sul modus operandi con cui si è realizzato il passaggio di proprietà, tenuto anche conto che in prima battuta la testata era stata offerta ai dipendenti per un corrispettivo di 800.000,00 euro ed è stata poi ceduta alla attuale proprietà per soli 50.000,00 euro”.

Dopo l’incontro in Regione, finito in un nulla di fatto a causa delle “inaccettabili condizioni poste dalla Geu 1819″, le organizzazioni sindacali hanno richiesto la convocazione d’urgenza dell’azienda da parte della Fieg, la Federazione degli Editori, affinché si possa chiarire alla proprietà che “esiste un limite anche all’indecenza e che esistono delle procedure di legge e delle normative specifiche per il settore dell’editoria che non possono essere eluse a piacimento. In ogni caso, è ferma intenzione dei sindacati a dare corso a tutte le azioni sindacali e legali possibili ed utili a conseguire l’obiettivo della più ampia tutela degli interessi dei lavoratori coinvolti nella vertenza”.

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