L’iter che ha portato alla nomina Il 27 luglio 2015 una delibera della Giunta ha avviato il percorso di aggiornamento per l’indizione di un elenco nazionale di disponibilità e la commissione tecnica, composta da tre docenti universitari, ha iniziato ad analizzato le candidature pervenute, valutando requisiti di legge, attinenza curricolare e profili dei candidati. “In seguito – ha detto la Governatrice – la Giunta ha preso atto dei lavori della commissione e dell’elenco dei candidati e dei loro curriculum e a febbraio sono state ufficializzate le nomine. Nel frattempo abbiamo provveduto ad un approfondimento dei profili, valutando meglio le esperienze maturate dai candidati”. Non prendendo però in considerazione le valutazioni dell’ex assessore. “Non ha condiviso con noi questo ‘ultimo miglio’ di un percorso di cui ha fatto parte fino agli ultimi mesi – ha fatto notare la Marini – ma dopo aver visto in modo dettagliato questi nomi sono orgogliosa che i direttori di queste aziende possano rappresentare una parte alta del sistema sanitario regionale e nazionale. La politica si è bloccata nell’individuazione dei nomi o dei punti programmatici? Non certo nei punti programmatici”.
Le sfide future Il presidente è fiduciosa anche per le sfide future. “Il Piano sociale sta andando avanti, prendendo atto delle richieste di modifica ricevute. Dovremo definire il nuovo Piano sanitario – ha spiegato – e la nuova governance aziendale. Dobbiamo interrogarci su qualità ed efficienza dei servizi. Giunta regionale e Assemblea legislativa hanno in queste dinamiche ciascuna il proprio ruolo e spazio. I direttori sanitari, anche con la propria esperienza, possono fornire alla politica elementi utili per migliorare i servizi sanitari per i cittadini umbria. Dalle mie azioni questo messaggio è più forte di quanto possa essere mobilitato da altri livelli del governo regionale. L’innovazione non si fa solo dentro le aule dell’assemblea o dentro palazzo Donini. Essa richiede investimenti sul cambiamento da parte di attori regionali consapevoli. Bisogna aprire la fase di un nuovo regionalismo, per un assetto istituzionale che non coincide con le attuali regioni. Dobbiamo predisporre una agenda politica molto forte basata su sviluppo economico e ambiente per portare avanti una sfida riformatrice e di innovazione che va guidata con l’energia di una politica capace di analisi e di confronto. Servono sperimentazione, elaborazione, nuove patti sociali. Un lavoro lungo e faticoso che va oltre i tweet e i titoli di Facebook. L’Assemblea legislativa, luogo istituzionale pure centrale, non è ‘l’arena’ dove inizia e finisce tutto. Il processo innovatore può avere successo se usciamo da questo ambito. Fuori di qui ci sono sfide culturali, ambientali, economiche e occupazionali che dobbiamo affrontare. Valutando le proposte delle multinazionali, di Nestlé, di Novamont, di Beaulieu e di Ast”.
La conclusione della legislatura, comunque, non è esclusa. “Se la rotta non è dedicare tempo e attenzione a risolvere i problemi dell’Umbria allora non ci sono più le ragioni di portare avanti questo cammino”.
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