lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

L’arte della memoria, la memoria dell’arte: “un sogno”, recuperarle

A Cerbara di Città di Castello, l'unica azienda al mondo ad aver brevettato un macchinario per la realizzazione di pictografie. A "raccontare" la storia della loro impresa, Francesca e Stefano Lazzari.

 
L’arte della memoria, la memoria dell’arte: “un sogno”, recuperarle
Città di Castello.  La narrazione, intanto, di una metamorfosi. Quella di Flora, che, fecondata con un soffio da Zefiro, si trasforma nella Primavera. E poi Venere, al centro, intenta a proteggere gli uomini: alla sua sinistra, le tre Grazie danzano in cerchio, mentre Mercurio tenta di dissipare le nuvole. Che si tratti della raffigurazione del regno della dea della bellezza? Le interpretazioni, certo, sono molte, così come discordi sono i pareri dei critici circa la datazione precisa dell’opera, composta dal Botticelli per Lorenzo di Pierfrancesco dei Medici, cugino di Lorenzo Il Magnifico, fra il 1477 ed il 1482. Il significato allegorico del dipinto risulta essere supportato da robusti, e raffinatissimi, tratti di plasticità: cromatici, eidetici, topologici. Eppure, non si tratta dell’originale “Primavera” del Botticelli, ma di una sua, seppur fedelissima, copia. Di una sua esatta riproduzione, dietro alla quale non si scorge, però, la mano di un falsario. Ed il luogo che la ospita non è la Galleria degli Uffizi, ma il laboratorio, di 450 metri quadrati complessivi, di una bottega che si trova a Cerbara di Città di Castello, in via Cesare Sisi, al civico 5f.

Perché nella Bottega Artigiana Tifernate di Francesca e Stefano Lazzari, il gioco di specchi, e di riflessi, di originalità e di incommensurabilità di un’opera d’arte nei confronti della tradizione si riverbera a sua volta sul livello dell’imitazione, della mimesi, della “presentazione di qualcosa su un altro piano”, della copia, pedissequa, del modello. E la mano, che pur è presente, non è quella del falsario, il quale, mosso da un intento di duplicazione dell’originale, opera nella direzione di una produzione che non è, né può essere, del tutto immediata, e che anzi è creativa. Le opere d’arte, “nell’epoca della loro riproducibilità tecnica” sottendono, invece, un nuovo modus imitandi: quello della pictografia, tecnica brevettata dai fratelli Lazzari nel 2000, che oggettiva la possibilità di realizzare riproduzioni dei modelli originali, ricorrendo agli stessi materiali, rigorosamente naturali, impiegati all’epoca della loro esecuzione, e trasferendo colori ed immagini su supporto. Una tecnica, quella pictografica, che consente di avvicinarsi all’originale al 100%, ed in grado di porre il fruitore in un rapporto di totale empatia con l’opera d’arte che si trova di fronte: pathos, che non è altro che la risultante di un lavoro progettuale della durata complessiva di 25 anni, e in continua fase di sperimentazione e di ricerca, volte a perseguire una assoluta fedeltà estetica nei confronti del modello.

Al di là della “quadrettatura”, trascendendo dalla “proiezione” su tela, tecniche, queste, che permettevano all’imitatore di ingrandire o ridurre l’opera, senza riuscire, tuttavia, a raggiungere un grado di fedeltà totale, la pictografia agisce giovando della “gestualità” e del tracciato raffinatissimo e certosino di belle “mani meccaniche”, capaci di realizzare sia la base che la parte pittorica del dipinto, sulla base di una sinergia fra supporto – tela, tavola, affresco fatto “a fresco” –, sagomatura, cromie, tecniche applicate scrupolosamente seguendo le direttive dei “maestri”, direttive e ricerche gelosamente consegnate a documenti e fonti d’archivio (dal Trattato sulla pittura di Cennino Cennini a La vita e le opere di Giorgio Vasari, solo per citarne alcuni). Gli studi, condotti dal 1991, per approdare all’invenzione della pictografia – brevettata nel 2000, con il rilascio del certificato da parte dell’Ufficio Brevetti di Roma – seguono una chiara scansione cronologica: applicazione delle tecniche di lavorazione rinascimentali e di antiche ricette e spoglio delle fonti d’archivio da parte di Stefano Lazzari e di un team di restauratori e di ebanisti, inizio dell’attività della Bottega Artigiana Tifernate nell’agosto del 1995; esame, da parte dell’Istituto Superiore di Restauro di Roma, di una pictografia su calce raffigurante un Santo Martire, proposta dall’azienda tifernate per la ricostruzione in copia della volta crollata, a seguito del terremoto del 1997, nella Basilica di San Francesco d’Assisi: la copia viene giudicata la migliore fra quelle presentate: Di lì al brevetto il passo è breve: nel 1998, esposizione della pictografia all’Expo Internazionale di Montecarlo: il Principe Ranieri III, giudicando questa tecnica di levatura e “di interesse artistico e culturale”, commissiona alla Bottega Tifernate un affresco di Piero della Francesca e chiede una consulenza per gli affreschi del Palazzo Reale; a marzo di due anni più tardi viene rilasciato il brevetto di invenzione, mentre qualche anno dopo la tecnica viene sottoposta ad Antonio Paolucci, Soprintendente delle Belle Arti di Firenze, Pistoia e Prato ed ex-Ministro dei Beni Culturali. La scalata è appena cominciata: la Bottega Artigiana Tifernate diventa fornitore ufficiale per i bookshop della Galleria degli Uffizi, Palazzo Pitti, San Marco, Accademia, Palazzo Medici Riccardi, Santa Maria del Carmine, e dell’Opera del Duomo di Firenze; e ancora: dei Musei Vaticani, della Cappella degli Scrovegni di Padova, del Palazzo Pubblico di Siena. Una mostra, poi, datata al 2003, suggella l’importanza della pictografia come tecnica funzionale ad un “Rinascimento redivivo”, e “domestico”: “Rinascimento rinato: un’opera d’arte dal museo a casa vostra” è, infatti, il titolo dell’esposizione organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Montreal, in collaborazione con il Ministero dei Beni Culturali Italiano, l’Ambasciata d’Italia e Rai Educational, su segnalazione del Vice Console Italiano in Canada. Pictografie, inoltre, solo per citarne altre, per il Castello Estense di Ferrara, per i Musei del Duomo di Modena, per il Palazzo Ducale di Vilnius, in Lituania, e, infine, la realizzazione, nel 2007 – ebbene sì – della Nuova Porziuncola a San Francisco.

“Abbiamo un sogno – confessa, sorridendo timidamente, Francesca Lazzari, titolare, insieme al fratello Stefano e al padre Romolo, dal 1995, della Bottega Artigiana Tifernate –: recuperare la memoria, contribuendo con le nostre creazioni, uniche nel loro genere, a ricostruire, idealmente nel concetto di copia dell’originale, e concretamente, stagliata sulla matericità del supporto, una porzione di storia dell’arte”. Il racconto, allora – la voce fuori campo è degli stessi Francesca e Stefano Lazzari – è quello di una vera e propria mission. Possibile, possibilissima.

Francesca e Stefano, l’azienda che dirigete, insieme a vostro padre, Romolo, che nel recente-lontano 1960 ha implementato la prima macchina offset per la stampa nell’Alta Valle del Tevere (a quell’altezza cronologica la Bottega non esisteva ancora: si poteva parlare di una piccola casa editrice dai cui torchi uscivano volumi di pregio e ricercate edizioni di storia dell’arte), di quanti dipendenti si compone e qual è il suo organigramma?

“Siamo nati nell’ambito della tipografia, per poi distaccarcene nel 1991, quando abbiamo iniziato gli studi per approdare all’invenzione della pictografia, che non è altro che l’applicazione della grafica e della stampa, anche se non tipografica, alla pittura: ci siamo formati nell’ambito di una tradizione, quella tipografica, consolidata a Città di Castello e nell’Alta Valle. Al momento la nostra azienda, che non ha conosciuto crisi e che ha beneficiato di due nuove assunzioni, conta di tre soci, noi due e nostro padre Romolo e di 7 dipendenti (contratto per “grafici/artigiani”), tutti giovani talenti formatisi in Accademia, all’Istituto d’Arte, all’Istituto per il Restauro. Giovani appassionati, specializzati su ricette e supporti, che necessitano di una scolarizzazione continua e che si impegnano in una costante sperimentazione, canalizzandosi in sempre nuove e stimolanti linee progettuali, studiando gli originali nei musei, conducendo ricerche su fonti archivistiche. Il nostro – anche noi due possiamo definirci “artisti”, esperti con un’esperienza di 25 anni sul campo, e gli unici ad azionare il macchinario meccanico che serve per realizzare le pictografie – è un lavoro “a fisarmonica”: non può sussistere senza i nostri collaboratori, sia in Italia che all’estero, e la flessibilità che ogni singolo progetto richiede, e nemmeno senza i nostri fornitori (cesellatori, ad esempio, ma anche falegnami), tutti locali”.

Una vera, è il caso di dirlo, “cultura di impresa”, oltre che “impresa di cultura”: quali sono le diverse fasi progettuali del vostro processo produttivo artigianale? Quali, i supporti impiegati?

“Le pictografie vengono realizzate su tavola, tela, interamente di lino e semi-lavorata a mano, e “a fresco”. Le tele e le tavole vengono preparate con un gesso naturale – un tipo di gesso rinascimentale, il cosiddetto “gesso di Bologna” – e con colle naturali: il gesso viene scaldato con un fornellino a bagnomaria. Il supporto, poi, è lo stesso per tutti i tipi di formato, grande o piccolo che sia. Quanto alla tavola, impiegata, in luogo della tela, fino al Cinquecento inoltrato, potremmo dire che il lavoro di Leonardo da Vinci docet: il legno in massello che utilizziamo è di primissima scelta, e ben essiccato, sopra cui stendiamo una mano di gesso, materiale isolante contro l’aggressività dei colori ad olio. La tela di lino, rigorosamente tessuta a mano, permette una ricezione ottimale dell’impasto di soli elementi naturali (fra i colori, il lapislazzulo e il rosso carminio, realizzato con ali di coccinella – un tubetto costa all’incirca 150 euro (n.d.r.) –, sono connotati da una naturalità, da una lucentezza e da una resa finale irraggiungibile, in termini di trasparenza). L’affresco, infine, permette una deposizione del pigmento di colore “a fresco”, appunto: utilizziamo un’impastatrice per la lavorazione dell’affresco. Un impasto composto di calce spenta (il grassello è la parte che emerge quando la calce viva diviene spenta) e di sabbia, secondo quanto suggeriva lo stesso Giotto: una ricetta, questa, che abbiamo implementato a seguito del crollo della volta della Basilica di Assisi, nel 1997. Il rilievo viene realizzato con gesso e colle naturali, colati e dorati in foglia, mentre la cesellatura viene eseguita mediante bulino: per i dettagli, i nostri artisti utilizzano la lente di ingrandimento”.

La pictografia, una vostra invenzione, brevettata nel 2000, a seguito di 9 anni di sperimentazione continua, di studi e ricerche in loco, al cospetto dell’oggetto cui vi ispirate e a cui tendete: l’originale. In cosa consiste precisamente questa tecnica e come funziona il macchinario che consente la realizzazione di questo tipo di prodotto?

“Il primo pezzo realizzato con questa tecnica è l’Autoritratto del Perugino, rimasto volutamente invenduto: l’idea è infatti quella di realizzare, in futuro, un museo interno alla nostra azienda. Il macchinario meccanico è stato implementato nel 2000, a seguito del rilascio del brevetto: i supporti, dopo esser stati passati a grassello, sono pronti a ricevere il trasferimento dei colori e dell’immagine, in modo simultaneo, per passare poi al ritocco e al dipinto, sotto “le belle mani” dei nostri dipendenti. Tale trasferimento va a circoscrivere la base dove lavora la mano: si ottiene così un risultato neutro, quello, per intenderci, di un affresco vero. Un po’ come dipingere una sinopia. Partiamo sempre da una base fotografica ad alta risoluzione, per poi realizzare una riproduzione pittorica con colori puri. Le cornici sono in legno massello, decorato a mano. Il nostro lavoro viene svolto nel totale rispetto dell’ambiente: i materiali sono naturali e gli scarti di lavorazione non nocivi. Solo la calce esige uno smaltimento particolare, un po’ come avviene per il mercato dell’edilizia”.

Il vostro è un mercato in costante crescita e aperto all’internazionalizzazione: potremmo suddividere, convenzionalmente, il vostro ampio target di riferimento (un target medio-alto) all’interno di categorie specifiche?

“L’idea che ci muove, con appassionamento – il vero motore del nostro lavoro di squadra, in cui ogni componente è fondamentale e si relaziona con le altre per “compensazione” –, è quella di dare un contributo ai Beni Culturali, sostituendo l’originale con un’opera ricreata su affresco, tavola e tela. Lavoriamo, pertanto, con Enti Pubblici, Università (anche per la realizzazione di mostre), Musei (annoveriamo, fra gli altri, il Louvre, i Musei Vaticani, la Galleria degli Uffizi, il Metropolitan Museum di New York, il British Museum di Londra), negozi e bookshop museali, e l’ambito dell’interior design. Il cliente che viene da noi è un po’ come se si recasse in una bottega del Cinquecento! Grazie al rendering, ricostruiamo non solo il dipinto, il supporto ed il formato consigliabile per un certo tipo di locazione all’interno di un’abitazione, ma anche lo spettro delle cromie da abbinare. C’è, poi, una committenza privata, che ci commissiona opere costosissime, che non si devono riconoscere dall’originale: in genere questi clienti, fra cui ricordiamo i Principi Pamphili, sono molto riservati. È nel caveau, che conserviamo queste opere. L’idea è quella di sfociare anche nell’ambito della scultura: per ora ci siamo limitati a fare delle prove, con tipi particolare di resina”.

Fra gli obiettivi che vi siete prefissati, qual è quello che, più di tutti, intendete perseguire? E perché acquistare un prodotto uscito dalla fucina della Bottega Artigiana Tifernate, unico nel suo genere?

“L’obiettivo principale è quello di recuperare la memoria, mediante lo studio approfondito degli originali conservati nei musei di tutto il mondo, molti dei quali non si trovano più al proprio posto: la riproduzione, pertanto, oltre che costituire una copia ideale nel caso di opere smembrate, può anche permettere di ricollocare l’opera nel suo posto originale. Si pensi per esempio allo Sposalizio della Vergine di Raffaello, oggi a Brera, solo per citare un caso emblematico di Città di Castello, In fondo Burri scelse come sede per alcune delle sue opere gli Ex-Seccatoi del Tabacco, qua nel comune tifernate, a ribadire che la collocazione dell’opera nella sua propria sede è fondamentale e di fondamentale dialogicità con l’opera stessa. Acquistando un nostro prodotto, il cliente compra un intero progetto, che involve gli studi condotti sull’opera di un certo pittore, e sull’epoca in cui lo stesso visse. Anche questo ci permette di ricostruire la memoria e la storia dell’arte, italiana, principalmente, e rinascimentale, ma anche internazionale, fino al Novecento”.

Qual è la differenza fra “falso d’autore” e riproduzione dell’originale? In Italia esiste una legislazione adeguata atta a regolare i diritti d’autore, in materia di riproduzione di un’opera d’arte?

“Se il falso d’autore s’avvicina all’originale, pur lasciando scorgere, sempre e comunque, la mano, anche se quasi impercettibile, dell’autore (il quale può imitare due, massimo tre artisti, spesso operanti nella medesima epoca), la pictografia permette di incrementare il lasso temporale, partendo dal Trecento, come nel nostro caso, per arrivare fino al Novecento inoltrato. Il terreno, dal punto di vista legislativo, è farraginoso e poco perspicuo: i requisiti essenziali sono che la riproduzione non può essere dello stesso formato dell’originale, che lo scatto fotografico, che realizziamo in loco, laddove è conservato l’originale, è, a sua volta, riproducibile, che si debba godere della stima della Soprintendenza dei Beni Culturali, in materia di diritti, e che si disponga del certificato Espi”.

Tag dell'articolo: , , .

COMMENTI ALL'ARTICOLO

DISCLAIMER - La redazione di Perugia Online non effettua alcuna censura dei commenti, i quali sono sottoposti ad approvazione preventiva solo per evitare ingiurie, diffamazioni e qualsiasi altro messaggio che violi le leggi vigenti. Siete pregati di non inserire commenti anonimi e di non ripetere più volte lo stesso commento in attesa di moderazione. Ogni commento rappresenta il personale punto di vista del rispettivo autore, il quale è responsabile civilmente e penalmente del suo contenuto. Perugia Online si riserva il diritto di modificare o non pubblicare qualsivoglia commento che manifesti toni, espressioni volgari, o l'esplicita intenzione di offendere e/o diffamare l'autore dell'articolo o terzi. I commenti scritti su Perugia Online vengono registrati e mantenuti per un periodo indeterminato, comprensivi dei dettagli dell'utente che ha scritto (IP, E-Mail, etc.). In caso di indagini giudiziarie, la proprietà di Perugia Online non potrà esimersi dal fornire i dettagli del caso all'autorità competente che ne faccia richiesta.
Scroll To Top