Perugia. Verrà inaugurata oggi alle ore 18.00 e sarà possibile visitarla fino al 31 Ottobre, la mostra “Celti di Bratislava”, al MANU di Perugia.
La mostra è il frutto di una lunga collaborazione tra Perugia e Bratislava, città gemellate in nome della cultura. Infatti, spiega l’Assessore alla cultura, Maria Teresa Severini, “il punto focale su cui si basa l’intera esposizione, sono proprio le origini parallele delle due città entrambe costruite pietra dopo pietra sul lascito di una civiltà pre-esistente. Perugia città etrusca e Bratislava celtica, portano i segni visibili del passaggio di questi popoli che ci fanno ricordare quanto il mondo sia paese”. Anche il vice sindaco di Bratislava, Iveta Pesklova, ha sottolineato questo aspetto dicendo “In un momento in cui tutta l’Europa si trova in una situazione politico-economica difficile, è con la storia e l’arte che possiamo sentirci parte di qualcosa di molto più grande, di una comunità che attraversa le differenze e i confini politici e geografici”.
Un gemellaggio quello di queste due città consolidato nel 2014 con l’allestimento a Bratislava della mostra “Etruschi di Perugia”, che ha indotto i principali attori istituzionali dei due paesi a replicare l’evento con una proposta speculare. “Celti di Bratislava”, ponendosi come esposizione gemella, rappresenta le testimonianze relative alla cultura celtica provenienti dalla Slovacchia e dal centro Italia. I materiali ospitati nelle sale del MANU, reperiti e selezionati dalla curatrice della mostra, Margareta Musilova, e dalla sua troupe di archeologi, sono stati rinvenuti durante gli scavi condotti nel castello di Bratislava insieme ad altri conservati in vari musei e collezioni private, per la prima volta raggruppati insieme in un’unica mostra. Si tratta di piccoli manufatti in metallo, vasellame ed argilla, e particolarmente cospicua è la numismatica, frutto di ingenti ritrovamenti di tesori monetari. “Pur ispirandosi a modelli greci e romani- spiega l’archeologa e curatrice- i Celti conservarono un proprio stile. Le monete d’oro a forma di conchiglia raggiunsero un ampio livello di diffusione, diventando il principale mezzo di pagamento utilizzato nell’intera area centrale danubiana”. Infatti, l’oro utilizzato viene dai giacimenti del Danubio e dalla catena montuosa dei Carpazi; la collezione ospita anche numerose monete in argento, utilizzate dalla zecca quando le riserve d’oro cominciarono ad esaurirsi. Oltre ai reperti provenienti dalla Slovacchia, troviamo anche oggetti ritrovati in Italia centrale (anche la regione Marche ha partecipato alla collezione con propri pezzi), e dall’ Umbria, dove la presenza celtica è testimoniata dal Marte di Todi, statua bronzea ospitata dai Musei Vaticani.
Una mostra, questa, che unisce la cultura antica dei Celti, presenti, appunto, anche su suolo umbro, e quella contemporanea di due città gemelle che hanno scavato insieme alla scoperta delle proprie origini.
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