Nella foto si nota chiaramente come uno spazio lungo 45 metri e largo 25, denominato “Campo A”, potrà fungere da dormitorio e mensa per 48 persone, distribuite in 16 stanze da quattro posti letto ciascuna, adiacenti ma indipendenti una dall’altra, ricavate in quattro distinti container/camerate. Il progetto prevede una sala comune, una lavanderia, dei magazzini, una cucina e una sala mensa oltre – ovviamente – ai bagni comuni, per l’esattezza dodici servizi igienici, otto lavandini e sei piatti-doccia (bidet non pervenuti, ma forse il modello è francese…). Se non altro il progetto prevede anche la presenza di una stanza da bagno per disabili, cosa affatto scontata durante le prime sistemazioni di emergenza, che hanno comportato inevitabili quanto scontati disagi ai portatori di handicap e ai loro accompagnatori.
Senza ovviamente pretendere di avere una suite dell’Hilton, i terremotati di Norcia e Cascia si stanno ponendo, più o meno tutti, la stessa domanda: come sarà possibile riprendere le normali attività di routine, vale a dire alzarsi la mattina ad una certa ora, lavarsi, per le signore e signorine truccarsi, e poi andare a scuola o al lavoro, se per 48 persone saranno disponibili appena tre docce e quattro lavandini per sesso? Come è pensabile richiamare, sia pure per pochi mesi, il concetto di “normalità” in attesa dei moduli di legno – che pure esistono già, come scoperto dalle Iene e confermato da esperti a Spoletonline e Perugiaonline – se nel frattempo si è costretti a vivere in condizioni che richiamano la vita militare ma con un numero minore di servizi igienici rispetto a quelli che si trovano abitualmente in una caserma? E’ questo il concetto di “evoluzione dei modelli di protezione civile” che la Regione intende introdurre sul territorio? Specialmente i più deboli, vale a dire portatori di handicap, bambini ed anziani non potranno che risentirne.
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