Scarpelli e Arcovio definiscono “inaccettabili” le parole del Ministro Poletti sui giovani che emigrano: “Parole rettificate poi – dicono – ma che lasciano segni, come schiaffi in faccia ai tanti giovani che dopo anni di studio e di sacrifici sono costretti alla disoccupazione, o a una occupazione sempre più precaria e sottopagata”.
Secondo i dati Inps – fanno sapere dalla Cgil – sono più di 9.000 i voucher utilizzati nel 2015 in Umbria per il lavoro di giovani tra i 18 e i 29 anni (il 35% del totale), mentre nella nostra regione la disoccupazione giovanile supera ormai il 40% nella provincia di Perugia e il 50% per cento in quella di Terni. Nel frattempo, esaurito l’effetto “doping” degli incentivi alle imprese, le assunzioni a tempo indeterminato crollano del 43% (dato più alto d’Italia) e solo il 18,2% di quelle nuove risulta essere con contratto a tempo indeterminato, contro una media nazionale del 22%.
“Quello che si registra, dunque, è un costante peggioramento della qualità dei rapporti di lavoro in essere nella nostra regione – commentano ancora la due sindacaliste – per questo è necessario un vero cambio di passo nelle politiche giovanili che devono avere uno stretto collegamento con le politiche del lavoro, un cambio di passo che significa riconoscere e mettere a valore le professionalità acquisite, significa eliminare le forme di precarietà a partire dai voucher, significa non utilizzare il lavoro interinale, ma privilegiare le forme di lavoro stabile, garantire risorse e strumenti per nuove forme di impresa, significa riattivare i concorsi nelle pubbliche amministrazioni a partire dai Comuni in gran parte sotto organico”. “I 3 referendum contro il Jobs Act proposti dalla Cgil e ora all’esame della Consulta – concludono Scarpelli e Arcovio – possono rappresentare una prima risposta importante. Essi puntano a ripristinare le tutele contro i licenziamenti illegittimi, chiedono di abolire i voucher, propongono nuove tutele negli appalti. Rappresentano, insomma, la sfida contro l’idea che questo stato di cose non possa essere evitato e che non ci siano alternative”.
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