Ma ‘Le stanze della memoria’ è stato anche il titolo prescelto per la conferenza che si è tenuta oggi, 6 luglio, alle 17, nella Sala Goldoniana di Palazzo Gallenga, e che, con i saluti istituzionali del Magnifico Rettore dell’Università per Stranieri di Perugia, Giovanni Paciullo, del sindaco di Perugia, Andrea Romizi, e con gli interventi dei quattro relatori, Maria Rita Silvestrelli, Carla Mancini, Sabrina Cittadini e Alberto Stramaccioni, ha inteso ripercorrere il patrimonio identitario di una famiglia, quella dei Gallenga, e riconsegnare simbolicamente alla città le aule storiche della prestigiosa sede universitaria, dopo una fase di attento e accurato restauro, portato a compimento dalla Società Cooperativa Kyanos, diretta da Carla Mancini, con la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria.
A quello che oggi è il quartier generale dell’Università per Stranieri di Perugia, edificio in stile tardo-barocco ispirato a soluzioni borrominiane e fatto erigere nel 1737 per volontà del marchese Giuseppe Antinori e su progetto dell’architetto romano Francesco Bianchi – la famiglia Antinori vi dimorò fino al 1855, quando il palazzo fu ceduto a Pietro Mantinori, e, successivamente, nel 1874, a Romeo Gallenga, che lo acquistò in vista del suo matrimonio con Mary Stuart Montgomery, per poi divenire sede della Regia Università per Stranieri, con l’obbligo di conservare il nome della famiglia Gallenga –, sono state riconsegnate le aule più antiche, quelle collocate al III piano. ‘Un percorso della memoria – è stato il commento del Magnifico Rettore dell’Università per Stranieri di Perugia, Giovanni Paciullo –: quella di oggi – ha proseguito – è stata una simbolica restituzione alla città delle aule storiche di Palazzo Gallenga, anche attraverso un itinerario per immagini ed i personaggi che ne animarono la storia, così come è stato ricostruito dai quattro relatori, che si sono occupati, nello specifico, delle figure di Romeo Gallenga e di Maria Monici Gallenga, e del restauro che ha consentito di ridare nuova luce agli interni dell’edificio, sede della nostra Università’. ‘Trenta, sono gli anni di frequentazione con questo palazzo – ha esordito Maria Rita Silvestrelli, storica dell’arte –, un palazzo che ricopre una posizione strategica dal punto di vista viario, e che è collocato a ridosso dell’arco etrusco, e che rappresenta un esempio di Rococò cittadino, anche grazie all’intervento, al tramontare del XVIII secolo, di Baldassarre Orsini, maestro degli Antinori. Due, le caratteristiche principali dell’edificio: i blocchi in travertino del palazzo settecentesco, e la celebrazione del tempo nelle aule oggi riportate all’antico splendore, con la rappresentazione delle quattro stagioni’.
Un percorso attraverso le varie aule e sale di passaggio è stato tracciato dalla curatrice del restauro, Carla Mancini, che ha mostrato al nutrito pubblico della Sala Goldoniana le immagini relative a quelle che ha definito essere ‘meravigliose decorazioni’, che popolano l’area interessata (prima) da un’infiltrazione: le due sale di passaggio e le aule V, VI, VII, VIII e IX sono state soggette, infatti, a ripulitura, e, conseguentemente, a operazioni di consolidamento e restauro, riequilibrio nei colori delle pareti ricoperte da tele dipinte. Nello specifico, l’aula V è dedicata alla primavera, con le tappezzerie in verde fresco: sollevate durante l’intervento di ripulitura, queste hanno disvelato delle caricature e delle vignette ritraenti particolari della vita dei membri della famiglia Gallenga; l’aula VI, ‘la più bella’, ma anche la più compromessa dall’infiltrazione del soffitto, presenta una tappezzeria rossa, ed è dedicata all’estate, di cui è emblema il grano maturo, mentre, se nell’aula VIII sono stati riqualificati alcuni elementi, è stato restaurato il disegno preparatorio originale ed è stato ricostruito il modulo decorativo, nell’aula IX sono state interamente sostituite le tappezzerie.
Si sono incentrati sulle figure di Maria Monici Gallenga e di Romeo Gallenga, gli interventi successivi, di Sabrina Cittadini e di Alberto Stramaccioni: ‘una personalità eclettica, quella di Maria Monici Gallenga – ha affermato Cittadini – poco conosciuta dai perugini, seppur la moglie di Pietro Gallenga, uno dei primi oncologi italiani, di origini romane, avesse vissuto a lungo in Umbria. Uno dei personaggi ad aver segnato la storia del costume. Una donna, in cui si personificò il dialogo fra le arti, dalla pittura alla scultura, dall’arte del vetro (di Murano) alla cura per il lavoro manuale trasposto al livello di opera d’arte. Dopo aver partecipato a vari laboratori artistici in Umbria, Maria Monici Gallenga fu promotrice, nel 1907, a Perugia, di una Mostra antica di arte umbra, in cui si fece leva su un vero e proprio connubio delle arti minori, dell’oreficeria, del ricamo, del cucito, della tessitura. Ma è l’esposizione ‘Panama Pacific’, la prima a portare la Monici in America, a San Francisco, nel 1915, quando per la prima volta esportò il Made in Italy – ante-litteram – e l’arte della tessitura, dei velluti, della seta, dei vestiti preziosi, impressi con motivi in oro e argento mediante il ricorso a matrici di legno. Portò in auge il prodotto italiano, aprendo negozi di alta moda a Boston, Londra, New York, Chicago, San Francisco, Firenze, Roma, Parigi – dove fondò, nel 1926 la boutique ‘L’Italienne’, vero e proprio centro culturale – ed esportò all’estero, ad esempio con l’Esposizione di Parigi del 1925, le sue creazioni, i suoi mantelli con maniche a kimono, intessuti con motivi ricorrenti, ispirati a modelli rinascimentali, pre-raffaelliti, ma anche all’arte due-trecentesca, a quella moderna, con l’aiuto di Piacentini, suo collaboratore, anch’egli attento a che i disegni, che saranno poi ripresi negli anni Ottanta da Carla Fendi negli stampi per una collezione di borse, fossero composti senza essere intessuti nelle cuciture’. Ha focalizzato la sua attenzione sul ruolo svolto da Romeo Gallenga nella realizzazione dell’istituzione universitaria – con il suo precettore Lupattelli –, Alberto Stramaccioni, che ne ha ripercorso i 59 anni di vita, illustrando le attività istituzionali e le cariche ricoperte nell’alveo del governo nazionale, da quando, nel 1929, divenne senatore, dopo essere investito di questa funzione onoraria durante il regime fascista. ‘Un importante riconoscimento, quello di oggi – ha concluso Stramaccioni – alla famiglia Gallenga, anche grazie all’omaggio tributato a questo intellettuale dalla formazione culturale composita, esponente di una famiglia dell’alta borghesia cittadina, in grado di legarsi al tessuto sociale di Perugia’. ‘Un’impresa impegnativa – è stato, infine, il commento del sindaco di Perugia, Andrea Romizi – che ha permesso di riconsegnare queste stanze della memoria al capoluogo umbro, e di riappropriarci di alcuni spazi e di un pezzo della nostra storia’.
Un contenitore ordinato della sapienza trasmessa anticamente. Un sapere proposto in modo tale da essere pronto per il riuso. Allora gli spazi sono sia contenitori della tradizione che luoghi dell’invenzione, ordinando tecniche e sapere, tanto che si possono riattivare le une e l’altro.
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