“Non vogliamo criminalizzare nessuno – ha sottolineato il presidente Brutti – ma lo spaccio e il consumo di droga sono un fenomeno preoccupante a Perugia. Soprattutto per il consumo siamo difronte ad una situazione vastissima: ci sono studi che ci dicono come la quasi totalità dei giovani perugini ha avuto esperienze di uso di sostanze stupefacenti. Purtroppo il divertimento giovanile è sempre più orientato allo sballo. E aumenta il consumo di alcol nelle giovani generazioni così come la diffusione del fenomeno delle ludopati e, che non conosce confini di fasce sociali e di età, ma che in Umbria vede giocate per tre milioni di euro al giorno e che probabilmente nasconde riciclaggio di denaro sporco”.
“Il Comune, ma soprattutto i cittadini dovranno essere protagonisti in questo percorso i cui punti centrali sono il contrasto e la prevenzione – ha sottolineato il sindaco Romizi – . Dobbiamo avere una visione comune di città, capire quale Perugia vogliamo per il futuro e unire le risorse, soprattutto in un periodo in cui scarseggiano.L’aspetto della prevenzione è fondamentale: dobbiamo andare nelle scuole a parlare con i ragazzi e capire perché molti giovani, fin da ragazzini entrano in contatto con sostanze stupefacenti. Un processo che comporta tempi più lunghi, ma in questo campo non servono scorciatoie. La politica deve puntare su percorsi più strutturati e più solidi. Togliere gli spacciatori dalle piazze non serve se non eliminiamo il fenomeno dalla base. Dobbiamo dare un’immagine diversa di Perugia mettendo in evidenza quanto di buono c’è in città. Ed è tanto. Basta pensare alle tante eccellenze nella cultura o nel nostro tessuto produttivo, ma anche a quelle nel sociale che riescono ad intercettare tante forme di disagio. Concordo sul lavoro da fare per la comunicazione, così da non far più dipingere Perugia come capitale dello sballo e della droga. Il Comune avrà un ruolo da protagonista, soprattutto nelle aree più calde della città. Ma il ruolo centrale lo devono avere i cittadini: dove si sono attivati ci sono stati gli anticorpi. Dobbiamo risentirci comunità e metterci insieme, incentivando questi fenomeni virtuosi. Tutti quanti, nessuno escluso, dobbiamo lavorare sui quartieri per recuperare le criticità”
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