Il “giardino zen” è un giardino essenziale i cui elementi, sassi-ghiaia-fontanella, si contemplano restando all’esterno del suo perimetro, svuotando la mente e al tempo stesso raccogliendo le sensazioni che la composizione essenziale comunica. Trasmettendo armonia e tranquillità, favorisce il rilassamento e verrà utilizzato dagli ospiti per attività individuali di stimolazione attraverso la movimentazione della ghiaia per creare immagini che potenzino la consapevolezza tattile e cinestesica, la coordinazione della motricità fine e aumentino l’attenzione. Verranno inoltre proposte davanti al giardino attività di gruppo, con l’utilizzo della narrazione e della musica che, agendo sul tono dell’umore, promuovono uno stato di benessere psico-fisico generale.
La creazione di un “giardino zen” all’interno di una struttura che ospita persone anziane nasce dall’esigenza di creare un luogo meditativo e confortevole dove potersi raccogliere, o per poter transitare sicuri e in tranquillità e dall’esigenza di rendere gli spazi su misura di chi ne fruisce, dandogli un contesto essenziale che favorisce l’ordine mentale, dal momento che le persone tendono ad identificare i propri stati emotivi con lo spazio circostante. A questo scopo, l’ambiente ha, come obbiettivo, il miglioramento delle condizioni fisiche e mentali, quindi la sua progettazione diventa parte integrante nell’assistenza degli anziani, riportando la loro attenzione su ciò che li circonda.
In questo quadro il giardino zen assurge a strumento efficace per attuare tali strategie. Di fatto è l’equilibrio lo scopo principale, perseguito attraverso la rimozione del superfluo, fino a giungere all’essenziale che diventa essenza. Fondamentale, quindi è il simbolo, in particolare quello che evoca elementi naturali: acqua, roccia e verde, sono i punti cardine necessari per suscitare una profonda reazione psicologica ed emozionale attraverso l’uso di questi elementi.
La sua precisa funzione simbolica, rappresenta un’esperienza sintetica del mondo e quindi, anche se racchiuso in uno spazio circoscritto, ne riproduce il senso di infinito che suscita la sua contemplazione, stimolando quei dati della memoria necessari alla percezione.
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