La legge 194, come noto, tutela la libertà di scelta delle donne e anche i diritti del nascituro, stabilendo tempi e modalità entro le quali è possibile o non è possibile abortire, soprattutto in considerazione delle settimane di gravidanza. Il manifesto si rivolge al feto come a un bambino in procinto di subire infanticidio, e tratta la madre come una potenziale carnefice infanticida. A Roma, dopo qualche giorno di esposizione, il messaggio è stato rimosso con viva soddisfazione di gran parte del mondo politico, dell’associazionismo e di tute le donne che si sono sentite offese nella loro libertà di scelta o, più semplicemente, nella propria intimità.
Difficile spiegarsi come un manifesto del genere, e per di più di quelle dimensioni, abbia ottenuto l’autorizzazione all’affissione: forse il movimento antiabortista è addirittura più diffuso a Perugia che a Roma?
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