Ad affermarlo è un report dell’Economist Intelligence Unit rivelato pochi giorni fa, che fa riferimento al PIL pro capite, ovvero alla misura della produzione interna lorda per persona, e che è considerato uno dei migliori indicatori di prosperità. Cerchiamo allora di prendere spunto dalle informazioni di trading internazionale di comefaretradingonline.com per capire cosa potrebbe accadere nel prossimo futuro.
Cosa dicono i dati del FMI
Gli ultimi dati disponibili, forniti dal Fondo Monetario Internazionale, hanno mostrato che il PIL pro capite della Cina è stato pari a 10.582,10 dollari nel 2020 – circa sei volte in meno dei 63.051,40 dollari negli Stati Uniti.
È evidente che il gap potrebbe ridursi nel corso dei prossimi anni, e che la Cina possa guardare a questo dato con particolare interesse, vista e considerata la competizione con gli USA. La Cina ha un obiettivo generale di diventare il Paese leader al mondo, il Paese più ricco e il Paese più potente del mondo – ha detto un esperto dell’EIU, per poi chiosare che, in fondo, questo non succederà nel breve termine.
Una coesistenza difficile
Il report sottolinea poi come sia sbagliato pensare che un Paese debba necessariamente prevalere sull’altro, è che è invece molto più probabile che la Cina possa diventare l’altra grande potenza mondiale accanto agli Stati Uniti sulla scena globale.
Gli analisti dell’EIU hanno quindi aggiunto che probabilmente sarà molto difficile per gli Stati Uniti rimanere il Paese più potente fino al 2030, ma che comunque gli USA potrebbero gareggiare alla pari per un bel po’ di tempo.
Ricordiamo come da diverso tempo l’Asia sia un importante campo di battaglia nella rivalità in corso tra Stati Uniti e Cina, e che Pechino ha ampliato la sua influenza economica e politica nella macroregione in modo piuttosto irruento, soprattutto quando l’amministrazione guidata da Trump è sembrata parzialmente disinteressarsi da quanto avveniva nel continente.
Al contrario, Biden sembra aver fatto dell’Asia una priorità nella sua politica estera, reclutando nel proprio staff diversi esperti di primo piano. In uno dei suoi primi impegni all’estero come presidente, ha anche incontrato virtualmente i leader di Giappone, India e Australia.
È pur vero che le relazioni USA – Cina hanno avuto un inizio difficile sotto l’amministrazione Biden. La settimana scorsa, il primo incontro tra dirigenti di alto livello dei due Paesi è stato avviato con uno scambio di battute piuttosto dure, e all’inizio di questa settimana gli Stati Uniti e alcuni dei suoi alleati occidentali hanno imposto sanzioni a funzionari ed enti cinesi per le violazioni dei diritti umani nella regione di Xinjiang. Di risposta, Pechino si è poi rivalso contro l’Unione europea e il Regno Unito.
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