Nel corso del XVII secolo furono i francesi a dar vita al gioco inizialmente conosciuto come “Vingt-et-un”, poi divenuto “blackjack” quando ci hanno messo mano gli americani. Negli Stati Uniti la passione per le carte è notevole e non a caso anche il poker ha subito delle modifiche passando per le sale a stelle e strisce. Per giocare al blackjack tradizionale servono oggi due mazzi di carte francesi, la più ambita delle quali è l’asso, che può valere 11 punti. Le figure assegnano invece 10 punti, mentre ogni altra carta mantiene il valore descritto dal numero rappresentato.
I giocatori devono presentare le loro puntate per poi vedersi consegnare dal banco una carta scoperta. Esistono più soluzioni per avviare una partita: ad esempio, i giocatori più navigati sanno bene cosa sono le puntate laterali chiamate Side Bets Blackjack. In un gioco in cui non sono previste molte mosse a disposizione dei partecipanti, la puntata è forse quanto di più possa personalizzare la partita. Se si superano i 21 punti è il mazziere a conquistare la puntata. C’è però una limitazione pensata per il banco, che è costretto a fermarsi quando arriva a 17 punti, vedendosi così impossibilitato a ottenere punteggi superiori. Se il mazziere “sballa”, dovrà pagare le puntate rimaste sul tavolo. A questo punto un interrogativo è d’obbligo: cosa succede se si raggiungono precisamente i 21 punti? In questo caso si esegue un “blackjack”, ma solo se si ricevono come prime due carte un asso e una figura, il che dà diritto a un pagamento di 3 a 2. In caso di doppio blackjack tra banco e giocatore di turno, il risultato è di parità.
La storia del blackjack ha contemplato spesso e volentieri lo sviluppo di versioni alternative, con qualche regola diversa. Nel blackjack americano, ad esempio, insieme alla prima carta scoperta il mazziere ne preleva una che non risulta subito visibile agli altri. Un’altra differenza importante che intercorre tra le varianti del blackjack risiede nell’interpretazione della regola dello “split”, che permette di giocare due mani in una se le prime due carte ricevute rappresentano lo stesso numero o la stessa figura. A seconda del tavolo al quale si sta giocando, infatti, non è consentito “splittare” alcune carte più di un determinato numero di volte.
Nel tempo la fama del blackjack è stata alimentata da tornei sempre più importanti e dalle vicende di personaggi che hanno ottenuto successi considerevoli nelle sale. Qualche decennio fa alcuni studenti del MIT di Boston si distinsero nel blackjack grazie alle loro abilità matematiche e da allora molti professionisti provano ad emularne le gesta. Anche se la popolarità del blackjack non è pari a quella del poker, il seguito sembra non essersi smarrito nelle ultime generazioni. Considerando gli orizzonti digitali del gioco e la dimensione agonistica crescente, la storia del blackjack potrebbe avere ancora qualche altro capitolo da scrivere.
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