La replica – La risposta non si è fatta attendere. L’ assessore regionale ai trasporti Silvano Rometti è corso ai ripari ribadendo che la Regione ha chiesto le più ampie agevolazioni possibili in termini di tariffe. “Ma quale salasso per gli umbri, – si legge in una nota dell’assessore – non converrebbe nemmeno allo stesso gestore dell’arteria, poiché il traffico si riverserebbe in larga parte sulle strade locali. E, in ogni caso, il ‘no’ della Regione Umbria al pedaggio per il traffico locale è già stato recepito dal Governo e su questo non abbasseremo certo la guardia”. Per fare chiarezza, l’assessore ricorda che i lavori partiranno soltanto dopo aver individuato, tramite gara, il concessionario con cui il Governo sottoscriverà la convenzione e in cui verranno disciplinate tutte le questioni. Ma la convenzione, precisa Rometti, “dovrà prima essere condivisa con l’Umbria e tutte le altre regioni interessate”. “Parlare ora di pedaggi ‘salati’ è pertanto non solo prematuro, ma anche strumentale, un argomento buono solo per avere visibilità”.
Dottorini contrario – A commentare la nota dell’assessore è tornato lo stesso Dottorini che risponde: “La copertura per la trasformazione in autostrada avviene attraverso la defiscalizzazione e il pedaggio a carico di chi percorre l’arteria. Nel caso della E45, come sa bene Rometti, il traffico è prevalentemente locale. E quindi è impossibile escludere dal pedaggio i residenti, se non facendo saltare la copertura e la tenuta economico-finanziaria del progetto. Chi fa finta di non conoscere questa elementare verità vuol solo gettare fumo negli occhi ai cittadini. “La Regione – conclude Dottorini – può fare una sola cosa veramente utile all’Umbria: ritirare il consenso a quest’opera devastante e costosa e concentrare tutte le proprie energie per la messa in sicurezza della E45, per il completamento delle mille incompiute e per ammodernare la rete ferroviaria, adeguandola agli standard europei. In tutto questo, l’unica buona notizia riportata dall’assessore è che la Corte dei Conti per il momento ha bloccato il progetto, salvando il cuore verde d’Italia dalla miopia di chi insegue una visione arcaica e cementizia dello sviluppo”.
Lo stop della Corte dei Conti – Al momento, infatti, l’unica cosa certa è che il progetto è ancora congelato. Dopo il via libera arrivato lo scorso novembre dal Cipe, il comitato interministeriale di programmazione economica, la Corte dei Conti ha bloccato il progetto contestando l’applicazione dei vantaggi fiscali chiesti dagli investitori privati per la realizzazione dell’opera perchè previsti dalla normativa sulla defiscalizzazione entrata in vigore dopo la presentazione del project financing. Per far ripartire tutto servirebbe una modifica normativa da parte del Governo.
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